Natascia Alesiani nel documento Scuola Alta Formazione sul concordato con continuità aziendale

Sin dalla sua introduzione nel panorama concorsuale, il concordato con continuità aziendale ha rappresentato uno degli istituti più complessi e spinosi per chiunque si occupi a vario titolo di crisi d’impresa e ciò a partire dalla difficoltà di individuare gli esatti confini dell’istituto.

Nato come una tipologia di concordato, l’istituto è venuto mano a mano ad acquistare sempre più autonomia, in ciò favorito dalle scelte del legislatore che con la novella del 2015 ha profondamente differenziato anche la proposta di concordato con continuità aziendale rispetto alla scelta liquidatoria, esentando il debitore che preservi il valore azienda dall’obbligo del pagamento di almeno il 20% dell’ammontare dei creditori chirografari. Processo di maturazione ed emancipazione che verrà portato a definitivo compimento ove dovesse essere approvata la riforma in itinere, che prevede che il concordato con continuità aziendale sia la regola e quello liquidatorio l’eccezione.

Il concordato in continuità, e nello specifico la fase della sua omologazione e della sua esecutività, è l’argomento affrontato da Natascia Alesiani – Partner di Andersen e  membro della Commissione Crisi Ristrutturazioni e Risanamento d’Impresa istituita presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano – all’interno del Quaderno n. 75 pubblicato dalla Scuola di Alta Formazione, che affronta tutti i profili problematici di tale strumento offrendo al lettore diverse chiavi di lettura e molteplici livelli di approfondimento.