La Cassazione interviene in tema di mandato professionale e procura alle liti

L’avvocato che agisce per il recupero del credito professionale è tenuto a provare il conferimento dell’incarico professionale ovvero la conclusione del contratto di patrocinio. È questa la ratio dell’Ordinanza n. 6905 dell’11 marzo 2019 con cui la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da un avvocato avverso la sentenza n. 1366/2013 della Corte di Appello di Bari, che condannava al pagamento dei compensi professionali a favore del legale solo la convenuta nei cui confronti era stato provato il conferimento di un contratto di patrocinio.

La vicenda riguardava la richiesta di compenso professionale di un avvocato per l’opera che quest’ultimo aveva svolto, congiuntamente ad altri co-difensori nei confronti di più clienti. Tuttavia, solo una delle convenute costituite aveva conferito mandato professionale al difensore, nonché ricorrente, mentre le restanti convenute si erano limitate a firmare la procura congiunta alle liti che prevedeva, accanto al nome del ricorrente, la designazione di altri co-difensori, solo ai quali le convenute avevano conferito specifico incarico professionale ed assunto il relativo onere di pagamento.

Nel richiamare i propri precedenti giurisprudenziali (Cass. civ. n 14276/17; Cass. civ. 184450/2014; Cass. civ. 13963/2006; Cass. civ. 10454/2002), con l’Ordinanza in esame, la Corte di cassazione ha ribadito che, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem, trattandosi quest’ultimo di un atto unilaterale, autonomo e diverso, per genesi ed effetti, dal contratto con cui si instaura il rapporto di patrocinio legale, e che risulta essere richiesta solo per lo svolgimento dell’attività processuale.

L’avvocato che domanda il compenso a seguito dell’attività professionale svolta insieme ad altri difensori, nei confronti di più clienti congiuntamente, dovrà quindi provare in giudizio l’esistenza di un contratto di patrocinio con la parte nei cui confronti agisce, ovvero, in linea con l’orientamento giurisprudenziale prevalente (Cass. civ. 1792/2017; Cass. civ. 11283/2018), fornire ogni mezzo istruttorio, ivi inclusa la produzione di corrispondenza email o via fax, che sia idoneo a manifestare inequivocabilmente la volontà del cliente convenuto di avvalersi della sua attività e della sua opera.