Cambio di rotta della Cassazione sul licenziamento individuale per giustificato motivo

La Cassazione, con la sentenza n. 13015/2017 conferma e sostiene un recente orientamento (Cass. n. 13516/2016, Cass. n. 19185/2016 e Cass. n. 13516/2016) che ritiene, in aperto contrasto con il precedente, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo legittimo anche se intimato da un’azienda in buone condizioni economiche qualora intenda procedere a una riorganizzazione del lavoro determinata dalla volontà di incrementare i profitti migliorandone la produttività, ciò unicamente a patto che il riassetto organizzativo deciso dall’imprenditore sia effettivo e non meramente pretestuoso.

Al contrario, in passato (tra le tante Cass. n. 21282/2006 e Cass. n. 3899/2011), era predominante l’orientamento che considerava giustificato il licenziamento del dipendente per motivi organizzativi ed economici solo nel caso in cui esso si presentasse come l’unica soluzione (extrema ratio nel linguaggio dei giuristi) idonea a far fronte a una grave situazione di crisi aziendale o di mercato che imponesse una drastica e permanente riduzione dei costi.

Ora, nella citata sentenza, la Suprema Corte partendo dal rilievo testuale che la L. 604/1966 non richiede la sussistenza di tali ulteriori requisiti di creazione giurisprudenziale, ritiene legittimo il licenziamento per motivi economici anche se attuato come misura volta al raggiungimento di un ulteriore incremento di già esistenti profitti.

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