Street art e diritti d’autore: il caso Banksy

L’avvocato Gilberto Cavagna, esperto in diritto della proprietà industriale ed intellettuale, con particolare attenzione al diritto dell’arte e dei beni culturali, analizza la controversa figura dell’artista di strada Banksy.

Dalle pagine de Il Giorno, Cavagna – partner di Andersen – ha raccontato come l’artista abbia dato spunto a interrogativi sull’applicazione del diritto d’autore ad un autore senza identità. Proprio l’anonimato che è da sempre parte del fascino di Bansky ha reso complesso per l’artista proteggere le sue opere da contraffazioni, sfruttamenti indebiti, vendite ed esibizioni non autorizzate.

 

Su Art Tribune l’avvocato Cavagna ha commentato il rifiuto della domanda di deposito del marchio dell’archivio di Banksy (inoltrata da Pest Control Office Ltd.) da parte dell’EUIPO. La richiesta è stata rigettata in quanto considerata “in mala fede”. Tale decisione sarebbe derivata dal commento dello stesso artista di voler utilizzare l’immagine scelta (l’opera Flower Thrower) per evitare la decadenza del marchio in sé e non come simbolo del marchio stesso.

Gli esaminatori avrebbero inoltre rafforzato la tesi del rigetto della domanda secondo la concezione comune di street art intesa come atto criminale poichè “non eseguita con l’espressa autorizzazione del proprietario del bene su cui viene realizzata”.

Nell’articolo di Art Tribune, Cavagna confuta il caso dal punto di vista giuridico sottolineando che l’ordinamento italiano tutela il diritto d’autore anche nel caso in cui l’opera sia creata in un ambiente pubblico e/o su un supporto altrui.

 

Nell’articolo della Gazzetta di Milano, l’avvocato Cavagna inoltre cita alcuni esempi di avvenimenti legati alle opere dell’artista, come l’esibizione milanese al Mudec, dove Banksy, non potendo far valere i propri diritti d’autore per non svelarne l’identità, aveva lamentato l’utilizzazione sul merchandising della mostra di alcune sue opere registrate come marchio. “Registrazioni per altro ritenute in alcuni casi non valide, da parte dell’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO, in quanto ritenute un mero escamotage per ovviare all’incompatibilità del diritto d’autore con l’anonimato”.