Stop alle norme interne degli Stati UE che limitano le rettifiche IVA

La Corte di Giustizia Europea, nella causa C-835/18 ha affermato l’illegittimità delle norme nazionali in materia di IVA che impediscono, o rendono eccessivamente difficoltosa, per il contribuente la possibilità di rettificare e chiedere a rimborso l’imposta erroneamente addebitata in fattura, poiché contrarie alle direttive europee che regolamentano il sistema IVA nonché ai principi di neutralità fiscale, di effettività e di proporzionalità.

La vicenda vedeva coinvolti una società rumena che effettuava cessioni intracomunitarie di beni, non imponibili ai fini IVA, ad una società tedesca. A fronte di un accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, la società rumena, non riuscendo a dimostrare l’uscita dei beni dal territorio dello Stato, aveva provveduto alla modifica delle fatture precedentemente emesse e al conseguente versamento della maggiore imposta. Essendo venuto alla luce che la società tedesca era identificata ai fini IVA in Romania e che, pertanto, le cessioni di beni rientravano nel regime di reverse-charge, la società rumena provvedeva a rettificare nuovamente le fatture applicando l’inversione contabile e chiedendo il rimborso dell’IVA. L’Amministrazione, però, rigettava la richiesta di rimborso eccependo la definitività del provvedimento accertativo, che non era stato impugnato tempestivamente.

Questa vicenda, portata al vaglio della Corte di Giustizia Europea, ha permesso alla stessa di esprimersi e di sottolineare l’importanza di alcuni principi.

In primo luogo la Corte ha evidenziato come il principio di neutralità dell’IVA fa si che ove il soggetto passivo si sia reso conto dell’errore e vi abbia posto rimedio, vengano meno i rischi di perdita del gettito: l’imposta indebitamente addebitata può essere rettificata e rimborsata, senza che agli Stati Membri sia consentito subordinare questa restituzione a particolari limitazioni.

Ponendo attenzione al principio di effettività, la Corte, pur consapevole della necessità di porre un limite temporale alla richiesta di rimborso da parte del soggetto passivo, ha affermato come siano illegittime tutte quelle norme o prassi nazionali che precludono la possibilità di rettificare le fatture emesse e avvalersene ai fini del rimborso dell’imposta indebitamente versata. In questo modo il soggetto passivo, qualora successivamente venga a conoscenza di elementi tali da consentirgli l’esercizio del diritto della detrazione, potrà sempre rettificare le operazioni erroneamente fatturate e chiedere il rimborso dell’IVA, purché il tutto avvenga nei termini decadenziali previsti dalle norme nazionali.

In conclusione la Corte ha anche ricordato come il principio di proporzionalità per un verso consente agli Stati Membri di imporre sanzioni correlate al mancato rispetto degli obblighi formali, ma al tempo stesso richiede che non siano pregiudicati altri principi generali (in particolare quello di neutralità) che governano il meccanismo dell’IVA.

 

Alessandro Filippo Consonni