Risoluzione del contratto di compravendita aliud pro alio

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 10045/2018, ha stabilito che in tema di compravendita, i vizi redibitori e la mancanza di qualità si distinguono dalla consegna di aliud pro alio, ossia l’ipotesi in cui il bene consegnato sia completamente diverso da quello venduto, perché di  genere differente da quello posto a base della decisione del compratore di effettuare l’acquisto, oppure con difetti che gli impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziale dalle parti.

La consegna di aliud pro alio comporta un’azione di risoluzione contrattuale svincolata dai termini di decadenza e prescrizione previsti  all’art. 2495 c.c. per i vizi redibitori, qualora la cosa venduta presenti imperfezioni concernenti il processo di produzione, di fabbricazione e di formazione che rendono la cosa inidonea all’uso cui è destinata.

Il soggetto del caso in esame aveva acquistato una vettura nel 2004, specificando – durante le negoziazioni e all’atto di acquisto – la necessità di installare un sedile girevole a novanta gradi in modo da ovviare al deficit deambulatorio da cui era affetto. Tuttavia, pochi mesi dopo l’acquisto, l’attore in primo grado denunciava l’installazione difettosa del sedile, avvenuta ad opera di un’azienda specializzata.

Secondo la Corte d’Appello, la domanda di risoluzione del contratto per aliud pro alio non poteva essere accolta dato che il bene  apparteneva comunque al genere merceologico voluto dalle parti.

Tuttavia, la Cassazione condivide le ragioni sollevate dall’acquirente, secondo cui in secondo grado la fattispecie non era stata qualificata come aliud pro alio, ipotesi che, secondo la Corte Suprema, non ricorre soltanto quando la cosa consegnata è completamente difforme da quella pattuita appartenendo a un genere merceologico diverso, ma anche quando è priva delle caratteristiche funzionali necessarie per soddisfare i bisogni dell’acquirente.

È necessario, inoltre, che le necessità e le particolari utilizzazioni della cosa siano state esplicitate ed espressamente previste dalle parti nel corso della negoziazione, così come avvenuto nel caso in esame, in cui era emersa la necessità per l’acquirente di avere un sedile girevole a causa dei problemi di deambulazione di cui era affetto. Tale elemento non può essere considerato  un mero “accessorio” dato che la parte si era convinta ad acquistare quella vettura proprio per il fatto che il venditore aveva assicurato la possibilità di installare sulla stessa il dispositivo richiesto, altrimenti avrebbe optato per un altro veicolo.

La Suprema Corte ha quindi voluto estendere l’istituto dell’aliud pro alio a tutti quei casi in cui il bene, seppur appartenente al settore merceologico di riferimento, presenti difetti tali da non consentire di assolvere alla sua funzione naturale o a quelle funzioni che le parti abbiano assunto come essenziali e quindi determinanti ai fini dell’acquisto. In tali ipotesi, sarà possibile esercitare l’azione di risoluzione contrattuale.