Atto di fusione iscritto: impugnabilità preclusa per vizi del procedimento

Judicial interpretation of article 2504 quater of the Italian Civil Code, confirmed in the Decision No. 5602 of February 28th 2020 by the Italian Supreme Court of Cassation (pdf attached here in Italian)Confermato l’orientamento interpretativo dell’art. 2504 quater c.c., da ultimo con la Sentenza n. 5602 del 28 febbraio 2020 della Corte di Cassazione (pdf allegato)

L’art. 2504 quater del codice civile prevede che l’invalidità di un atto di fusione non può più essere pronunciato una volta eseguite tutte le necessarie iscrizioni presso il registro delle imprese.

Su questo tema, la recente sentenza n. 5602/2020 della Suprema Corte ha ribadito che tali iscrizioni hanno l’effetto di determinare una «preclusione di carattere assoluto» di qualsivoglia contestazione, non solo rispetto a eventuali «vizi inerenti direttamente all’atto di fusione» ma anche rispetto a «vizi [che] concernano il procedimento di formazione dell’atto e della sua iscrizione», sul punto richiamando la propria precedente giurisprudenza (Cass. Civ. n. 28245/2005). Inoltre, per chiarire la portata di tale preclusione, la Suprema Corte ha ricordato che, fra i vari vizi del procedimento, perfino «l’inesistenza giuridica di una delle delibere assembleari propedeutiche alla fusione» (Cass. Civ. n. 8864/2012) non potrà più essere motivo di impugnazione, dopo le iscrizioni. Ciò è dovuto al fatto che la ratio sottostante la norma è quella di tutelare e garantire «l’affidamento dei terzi e la certezza dei traffici».

Le iscrizioni (da cui nasce l’effetto preclusivo) rappresentano infatti solo l’ultimo atto di un procedimento che prevede già un apposito rimedio: l’opposizione dei creditori ai sensi dell’art. 2503 c.c.. Se i creditori omettono di fare opposizione o pur avendola esperita risultano soccombenti, la fusione potrà essere completata con la fase delle iscrizioni presso il registro delle imprese. A quel punto, scatteranno le esigenze di tutela dei traffici commerciali sottese all’art. 2504 quater e nessun vizio potrà essere fatto ulteriormente valere.

La sentenza n. 5602/2020 in commento, è l’ultima a ribadire tale orientamento. Il caso preso in esame dalla Suprema Corte riguardava in particolare una fusione transfrontaliera (avviata nel 2015) per incorporazione di una società italiana (controllante) nella sua controllata al 100%, di diritto inglese. Un terzo soggetto, asseritamente creditore nei confronti dell’incorporanda (a titolo di risarcimento per danno ambientale), venuto a conoscenza dell’operazione a seguito della relativa pubblicazione informativa ai sensi di legge (G.U. del 23 aprile 2015), presentava tempestivamente opposizione ai sensi dell’art. 2503 c.c., lamentando «gravi carenze informative», sotto molteplici profili (vedasi sentenza in allegato). La domanda veniva rigettata sia in primo che in secondo grado del giudizio di merito. Inoltre, nelle more del giudizio di merito, l’incorporanda (convenuta) chiedeva e otteneva un provvedimento cautelare di autorizzazione per poter procedere comunque alla fusione, così potendo adottare l’atto di fusione e infine effettuando la relativa iscrizione presso il registro delle imprese (sempre nelle more del giudizio). In sede di legittimità, la Suprema Corte ha da ultimo confermato l’interpretazione normativa dei giudici di merito, secondo cui gli oneri informativi di legge erano stati sufficientemente adempiuti e l’iscrizione era avvenuta «in base ad una sequenza procedimentale priva di riconoscibili anomalie esteriori» e dunque tutte le ulteriori contestazioni (attinenti ad altri atti interni al procedimento di fusione incluso l’atto di fusione stesso o la relativa iscrizione) dovevano considerarsi precluse ai sensi dell’art. 2504 quater c.c.

Giulia Tufano