A Palazzo Madama avviato l’iter di riforma del codice civile

È stato assegnato in Commissione Giustizia al Senato, lo scorso 27 marzo 2019, un disegno di legge delega che, se finalizzato, autorizzerà il Governo a adottare decreti legislativi per la “revisione e integrazione del codice civile”. Il testo presenta un corposo elenco di deleghe in materia contrattuale, nonché ulteriori deleghe di non poco momento in materia successoria e di diritto di famiglia.

Un criterio di delega riguarda la stipulazione di accordi tra nubendi, coniugi e uniti civilmente, volti a regolamentare i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché i criteri per l’indirizzo della vita familiare e per l’educazione dei figli. In proposito, la relazione di accompagnamento chiarisce che “si tratta dei prenuptial agreements di matrice anglosassone, oggi reputati in contrasto con la previsione dell’articolo 160 del codice civile e col principio dell’indisponibilità dei diritti nascenti dal matrimonio”, fermo restando il limite dato dal criterio direttivo del rispetto, oltre che delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume. Si vuole così preservare in primo luogo l’indisponibilità dello status coniugale o di parte di unione civile e altresì limitare la regolamentazione convenzionale ai soli diritti disponibili.

In materia di diritto successorio si prevede di intervenire nell’ambito dei diritti riservati ai legittimari, di cui agli artt. 536 e ss. del codice civile, nel senso di consentire la trasformazione della quota del patrimonio ereditario riservata ai legittimari in una quota del valore del patrimonio ereditario al momento dell’apertura della successione. Sempre in materia di successioni, si prevede la possibilità di stipulare patti sulle successioni future, attualmente vietati ai sensi dell’art. 458 del codice civile. In particolare, a determinate condizioni, si potranno stipulare patti successori c.d. istitutivi, ovvero quelli con i quali taluno dispone in vita della propria successione, limitandoli però alla devoluzione di specifici “beni del patrimonio ereditario” a determinati successori specificamente indicati. Inoltre, si elimina il divieto di patti successori c.d. rinunciativi, intesi come quelli atti negoziali inter vivos, unilaterali o contrattuali, con i quali taluno rinuncia anticipatamente ai diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta o sui beni che ne fanno parte. In ogni caso, sarà mantenuta come inderogabile la quota di riserva prevista dagli articoli 536 e ss., ovvero il divieto della rinuncia ai diritti dei legittimari e all’azione di riduzione finché sia in vita il disponente o il donante. Tuttavia, la delega consente di prevedere la rinuncia irrevocabile anche alla successione “in particolari beni”, con ciò favorendone la circolazione. Infine, si introducono misure di semplificazione ereditaria, in conformità al certificato successorio europeo (CSE), introdotto dal Regolamento (UE) n. 650/2012. Tutte le sin qui esposte modifiche hanno l’obiettivo di dare certezza ai traffici giuridici aventi a oggetto beni di provenienza ereditaria.

Il filo conduttore, che accomuna quattro delle nove future deleghe in materia di contratti, è il tema dell’asimmetria del sinallagma. In fase precontrattuale si prospetta un obbligo inderogabile, a carico della parte che sia a conoscenza di un’informazione di rilievo “determinante per il consenso”, di comunicare tale informazione all’altra parte quando questa la ignori e abbia fatto necessario affidamento sulla lealtà della controparte. Sono escluse le informazioni concernenti il valore dell’oggetto del contratto. L’implementazione di questa delega dipenderà dal coordinamento che ne sarà effettuato con l’art. 1429 c.c.. Inoltre, sempre nell’ambito delle trattative, un’ulteriore delega in materia di contratti prospetta che la “distanza tra le parti”, la “sorpresa”, la “situazione di dipendenza di una parte rispetto all’altra” integrano circostanze che, nei casi che il legislatore delegato codificherà, potranno determinare l’invalidità del contratto, al pari delle pratiche negoziali “ingannevoli, aggressive o comunque scorrette”. A fronte di un rimedio così radicale come comminare l’invalidità dell’intero contratto, bisognerà verificare in che modo il legislatore delegato riempirà di contenuto i “casi” in cui tali circostanze comportano l’invalidità. Il rimedio dell’invalidità è previsto altresì per “le clausole, i patti o gli accordi” che contrastino con diritti della persona aventi rango costituzionale. Si propende qui, ove possibile, per la conservazione degli effetti del contratto, poiché solo determinate “clausole” potrebbero essere colpite dal rimedio. Allo stesso modo, un’ulteriore delega prefigura, in caso di sopravvenuta eccessiva onerosità per cause eccezionali e imprevedibili, la possibilità per entrambe le parti di pretendere la rinegoziazione secondo buona fede o, in caso di mancato accordo, di chiedere in giudizio l’adeguamento delle condizioni contrattuali in modo che sia ripristinata la proporzione tra le prestazioni originariamente convenuta. Dunque, pur di conservare il contratto, il legislatore auspica che sia ripristinato l’equilibrio contrattuale.

Sul piano della responsabilità, le deleghe prevedono un coordinamento delle fattispecie cui si applicano rispettivamente la responsabilità contrattuale, extracontrattuale, e precontrattuale. Inoltre, si prevede la puntuale disciplina del risarcimento del danno non patrimoniale, disancorandolo da una tipizzazione legislativa ove tutelati siano interessi di rango costituzionale.

Le restanti deleghe in materia contrattuale hanno una formulazione relativamente più ampia rispetto alle precedentemente indicate. Il Governo è delegato a “disciplinare nuovi schemi contrattuali che vantino una sufficiente tipizzazione sul piano sociale”, nonché a “disciplinare nuove forme di garanzia del credito, anche in considerazione delle prassi contrattuali consolidatesi nell’uso bancario e finanziario”. Infine, ultima ma non per valore storico, è prevista una delega che permetterà di regolamentare per la prima volta sul piano interno l’istituto del trust, nonché gli “altri contratti di affidamento fiduciario”. In sede di implementazione, si potrà osservare se e in quale misura l’Italia ispirerà la sua disciplina interna alle previsioni della Convenzione dell’Aja del 1985 sul trust, attualmente applicabile.

 

L’adozione dei decreti legislativi dovrà avvenire “entro un anno dalla data di entrata in vigore” della legge delega, e dunque è verosimile che la finalizzazione della riforma non avverrà prima del 2020.