Reati tributari ex D.Lgs. n.231/2001: responsabilità del legale rappresentante e della società

Responsabilità di una società di capitali priva di modelli organizzativi il cui legale rappresentante è segnalato per un illecito presupposto: la polizia giudiziaria che sta indagando è tenuta a riferire al Pubblico Ministero anche le concomitanti vicende organizzative dell’ente

In occasione del recente incontro di  Telefisco 2021, la Guardia di Finanza si è espressa in merito al quesito dell’accertamento della responsabilità ex D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, in presenza di un reato tributario cd. presupposto.

L’interrogativo, stante l’attuale inserimento dei reati tributari nel catalogo dei “reati presupposto”, è chiaramente di grande attualità.

E’ stato quindi domandato se, nel caso in cui il legale rappresentante venga segnalato per uno dei reati tributari presupposto (si pensi ad una dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false per importi superiori a 100.000 euro ex art. 2 D.Lgs.74/2000 e art. 25-quiquiesdecies D.Lgs.231/2001) e la società di capitali non abbia adottato i presidi previsti dal citato D.Lgs.231/2001, la responsabilità amministrativa di quest’ultima possa essere segnalata automaticamente alla Procura, stante il beneficio derivante dal pagamento di minori imposte (IVA e imposte dirette).

Si ritiene che la risposta debba essere positiva : alla denuncia del legale rappresentante per il reato tributario commesso si connette la segnalazione al Pubblico Ministero della posizione della società con l’illustrazione delle circostanze utili a inquadrare l’eventuale responsabilità dell’ente, compresa la mancata adozione del modello organizzativo. Si noti, inoltre, come sia previsto che tutto il materiale probatorio e indiziario acquisito durante il procedimento penale sia simultaneamente acquisito anche al procedimento amministrativo instaurato a carico della società.

Tuttavia, è doveroso sottolineare come alla denuncia della società non corrisponda la sua automatica sanzionabilità.

La Guardia di Finanzia deve riscontrare, sin dall’individuazione dei primi indizi di responsabilità in capo alla società, la sussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi previsti dal Decreto 231. La polizia giudiziaria deve quindi sviluppare specifici approfondimenti, orientati a:

  • Verificare la sussistenza di un concreto vantaggio o interesse per l’ente, di norma presente nei reati fiscali, che, generalmente, produce un beneficio economico corrispondente ad un indebito risparmio fiscale a beneficio dello stesso ente-contribuente.
  • Ottenere ogni elemento utile di prova con riferimento all’atteggiamento psicologico che ha caratterizzato la condotta dell’agente, attraverso l’esame della documentazione contabile ed extracontabile acquisita durante le indagini. Ciò al fine di accertare eventuali fenomeni di “dissociazione” fra la volontà della persona fisica autore del reato e quella dell’ente, con conseguente esonero della responsabilità di quest’ultimo.
  • Infine, verificare l’idoneità dei modelli organizzativi eventualmente adottati con il fine di prevenire la commissione di reati della specie di quello presupposto.

A tal proposito, un modello organizzativo adeguato, ad esempio, a prevenire il delitto di dichiarazione fraudolenta ex art. 2 D.Lgs.74/2000, dovrebbe prevedere misure specifiche di controllo del ciclo passivo delle forniture. I modelli organizzativi devono contemplare presidi del rischio fiscale e sarà quindi necessario partire da un risk assessment che contempli i reati tributari rientranti nel c.d. “catalogo 231”, affinché si possano adeguatamente implementare processi e procedure interne anche in materia fiscale.

 

Chiara Tavoletti