Procedimento per riconoscimento ed esecuzione dei lodi stranieri

È una questione controversa in dottrina e giurisprudenza se il decreto di riconoscimento dei lodi stranieri pronunciato ex art. 839 c.p.c. attribuisca l’efficacia esecutiva al lodo stesso, oppure se quest’ultimo, per diventare esecutivo, debba attendere il decorso del termine per l’opposizione o, se l’opposizione sia proposta, la pronuncia di rigetto ex art. 840 c.p.c.

La Corte d’Appello di Milano in una recente sentenza (Sez. I – 07/10/2019) adotta quest’ultima soluzione nel procedimento di riconoscimento ed esecuzione del lodo emesso a Mosca dalla Corte di arbitrato internazionale presso la Camera di Commercio e Industria della Federazione Russa.

Come è noto, nell’ordinamento italiano il lodo arbitrale straniero non ha alcuna efficacia se non viene previamente esperito il procedimento di cui all’art. 839 c.p.c. che prevede il ricorso della parte interessata al presidente della corte d’appello nella cui circoscrizione risiede l’altra parte. La natura del decreto che riconosce il lodo straniero è controversa e deve essere analizzata con riferimento ai concetti di riconoscimento e di esecutività che si distinguono significativamente, in quanto il primo riguarda il carattere vincolante del lodo, mentre il secondo si riferisce alla possibilità di ricorrere all’esecuzione forzata.

“Occorre, infatti, stabilire – notano i giudici della Corte d’Appello – se in virtù del decreto emesso ai sensi dell’art. 839 c.p.c. il lodo sia immediatamente esecutivo, ovvero se, a tal fine, debba attendersi la sentenza di rigetto dell’opposizione (ove proposta) o, in alternativa, l’inutile decorso del termine per proporla. In questo secondo caso, la relativa dichiarazione di esecutività sarà regolata dall’applicazione dell’art. 647 c.p.c. in virtù del rinvio contenuto nell’art. 840 comma 2 c.p.c. agli artt. 645 e ss. c.p.c., in quanto compatibili”.

Giova ricordare che sussistono forti argomenti a favore di entrambe gli orientamenti.

A sostegno dell’esecutività immediata viene richiamata, tanto la rubrica dell’art. 839 c.p.c., nella quale si fa riferimento al riconoscimento ed all’esecuzione; tanto l’idea, derivante da una più ampia visione di sistema, secondo cui il legislatore avrebbe concepito la fase presidenziale come di per sé autosufficiente; tanto infine la necessità di evitare che i lodi stranieri siano sottoposti ad un regime più oneroso rispetto ai lodi domestici (infatti, il procedimento omologo ex art. 825 c.p.c. ha lo scopo di attribuire al lodo interno efficacia esecutiva).

Di converso, contro l’immediata esecutività del decreto viene richiamato il principio di tassatività dei titoli esecutivi ex art. 474 c.p.c., la necessità di dare alla parte resistente la possibilità di esplicare i motivi di opposizione all’esecutività del lodo (che non sono rilevabili d’ufficio), nonché il mancato richiamo all’art. 642 c.p.c. nel successivo art. 840 comma 2 c.p.c.

Orbene, pur prescindendo da una profonda disamina della questione, la Corte d’Appello di Milano, nella sentenza citata, afferma che “in assenza di una espressa previsione normativa e tenuto conto della lettera del comma 4 dell’art. 839 c.p.c. – che si esprime unicamente in termini di efficacia e non anche di esecutività – il decreto emesso dal Presidente della Corte delegato debba intendersi limitato al mero riconoscimento del l’efficacia del lodo straniero (ricorrendone le condizioni) senza tuttavia conferirgli, con tale riconoscimento, l’immediata esecutività ope legis”.

La soluzione adottata con la sentenza in esame sembra dunque orientata a salvaguardare la tutela di un generale diritto al contraddittorio della parte soccombente, alla quale deve essere concesso di dedurre le proprie ragioni di opposizione, prima ancora di subire l’esecuzione forzata in forza del lodo straniero. In tal senso, la ratio merita di essere condivisa, ferma restando peraltro la bipartizione degli orientamenti in materia, non potendosi certo ritenere superata l’interpretazione di segno contrario già sopra menzionata.

Auspicabile, dunque, un intervento legislativo o nomofilattico finalizzato a chiarire l’ambiguità interpretativa della norma.

Tatiana Karabanova