Iscrizione al VIES negli scambi intracomunitari

For the first time, the Revenue Authority has officially declared that registration in the VIES is no longer a substantial requirement for the non-taxability of European transactions.L’Agenzia delle Entrate ha ufficializzato per la prima volta che l’iscrizione al VIES non rappresenta più un requisito sostanziale al fine della non imponibilità delle operazioni comunitarie.

Fino ad oggi, non si ritenevano ancora superate le indicazioni fornite dalla circolare AE n. 39/2011 e dalla risoluzione AE n. 42/2012: “solo a seguito dell’inclusione nell’archivio VIES il soggetto è legittimato ad effettuare operazioni intracomunitarie applicando lo specifico regime fiscale che caratterizza questo tipo di operazioni, (omissis) eventuali cessioni o prestazioni intracomunitarie effettuate da un soggetto passivo non ancora incluso nell’archivio VIES devono ritenersi assoggettate ad imposizione in Italia con i conseguenti riflessi anche di natura sanzionatoria”. L’amministrazione finanziaria nei citati documenti di prassi aveva anche stabilito che un soggetto passivo comunitario, non avendo modo di riscontrare la soggettività passiva IVA del cedente/prestatore o del cessionario/committente italiano nel VIES, avrebbe dovuto esimersi dal qualificare fiscalmente l’operazione come soggetta al regime fiscale degli scambi intracomunitari.

La sentenza della Corte Ue (9 febbraio 2017 causa c21-16) ha ribaltato quanto affermava l’Amministrazione finanziaria italiana, prevedendo che non si possa negare l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto (art. 131 e art. 138 della normativa sugli scambi intracomunitari 2006/112/CE), ad un’operazione intracomunitaria per il solo fatto che uno dei due contraenti non sia iscritto al sistema di scambio di informazioni in materia di IVA (VIES).

L’Agenzia allineandosi a tale sentenza (vedasi anche Cassazione n. 21102 24/08/2018) e ad una prassi oramai consolidata, ha qualificato come mero requisito formale l’iscrizione al VIES eliminando così i conseguenti effetti legati al requisito di natura sostanziale.

Concludendo non potrà più essere contestata la non imponibilità di un’operazione intracomunitaria quando:

  • sia accertato che i contraenti sono soggetti passivi nei rispettivi Stati membri;
  • i beni siano stati spediti o trasportati nello Stato membro del cessionario e quest’ultimo abbia acquisito il potere di disporre del bene, come specificato dall’art. 41 D.L 331/93.
  • le operazioni comunitarie che hanno ad oggetto servizi rispettino i requisiti imposti dall’art. 7-ter del DPR 633/1972.

L’unica valenza dell’iscrizione al VIES rimane quindi quella di elemento indiziario sulla natura di soggetto passivo dei contraenti.

Degna di menzione la Direttiva 2018/1910/UE che modificando la Direttiva IVA (2006/112/CE), con decorrenza 1 gennaio 2020 stabilisce che l’iscrizione al VIES torni ad essere un requisito sostanziale e non più formale.