Piattaforme on-line violano il diritto Ue se favoriscono l’accesso a contenuti coperti dal diritto d’autore

Allo stato attuale del diritto dell’Unione, i gestori di piattaforme on-line non effettuano essi stessi, in linea di principio, una comunicazione al pubblico dei contenuti protetti dal diritto d’autore che i loro utenti caricano illecitamente in rete. Tuttavia, i gestori effettuano una siffatta comunicazione in violazione del diritto d’autore se contribuiscono, al di là della semplice messa a disposizione delle piattaforme, a dare al pubblico accesso a tali contenuti. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) con le sentenze nelle cause riunite C-682/18 You Tube e C-683/18 Cyando, sulla base della normativa applicabile all’epoca dei fatti (in particolare la Direttiva 2001/29). Il tema della responsabilità dei gestori di piattaforme on-line per violazioni di diritti di proprietà intellettuale commesse dai loro utenti è stato oggetto di un recente intervento normativo con l’introduzione della Direttiva 2019/790. In particolare, all’articolo 17 si prevede che il prestatore di servizi di condivisione di contenuti on-line, ovvero le piattaforme come YouTube, effettuano un atto di comunicazione al pubblico quando concedono l’accesso a opere protette dal diritto d’autore o altri materiali protetti caricati dai suoi utenti. Un prestatore di servizi di condivisione di contenuti on-line deve pertanto ottenere un’autorizzazione dai titolari dei diritti, ad esempio mediante la conclusione di un accordo di licenza. La direttiva 2019/790 non è però ancora stata recepita da molti Stati Membri, inclusa l’Italia, al punto che la Commissione europea ha deciso qualche giorno fa di avviare una procedura di infrazione nei loro confronti inviando una lettera di costituzione in mora. Tale direttiva non è applicabile alle controversie sorte prima, o nel corso, della sua entrata in vigore. La pronuncia in esame fornisce quindi una guida per tutte quelle cause relative alla responsabilità delle piattaforme on-line per violazione del diritto di comunicazione al pubblico che dovranno essere decise alla luce della previgente disciplina.

Il giudizio in questione traeva origine dalla decisione di un tribunale tedesco di sottoporre alla CGUE due casi: la causa contro Google e YouTube intentata in Germania da un produttore musicale tedesco (Frank Peterson), per l’upload, avvenuto nel 2008 da parte di alcuni utenti di YouTube, di brani musicali di cui deteneva i diritti, e quella contro il provider di internet Cyando mossa dall’editore Elsevier per contenuti condivisi da altri utenti della piattaforma nel 2013 senza il suo consenso. La CGUE ha seguito un orientamento giudiziario già in buona parte consolidato, affermando che per far sì che per un gestore di una piattaforma di condivisione di video, o di una piattaforma di hosting e di condivisione di file, insorga la responsabilità per violazione del diritto dell’autore di comunicare al pubblico un’opera non basta che un materiale venga illecitamente caricato sulla propria piattaforma, ma il gestore stesso deve essere concretamente al corrente della messa a disposizione illecita di un contenuto protetto sulla sua piattaforma e deve astenersi dal rimuoverlo o dal bloccare immediatamente l’accesso ad esso. Allo stesso modo, ricorrerebbe una violazione del diritto di comunicazione al pubblico nel caso in cui il gestore, sapendo che contenuti protetti sono illecitamente messi a disposizione del pubblico tramite la sua piattaforma da utenti di quest’ultima, si astenie dal mettere in atto le opportune misure tecniche che ci si può attendere da un operatore normalmente diligente per contrastare violazioni del diritto d’autore su tale piattaforma. Infine, la violazione ricorrerebbe anche nel caso in cui il gestore partecipi alla selezione di contenuti protetti comunicati illecitamente al pubblico, fornendo sulla propria piattaforma strumenti specificamente destinati alla condivisione illecita di siffatti contenuti o promuovendo scientemente condivisioni del genere.

Luca Condoleo