Patti parasociali e Statuto: clausola di collegamento

Il consiglio notarile di Milano ha recentemente pubblicato, in materia societaria la seguente massima: “è legittima la clausola statutaria che limiti la circolazione delle azioni di s.p.a. o delle quote di s.r.l. nel senso di subordinare l’efficacia del loro trasferimento, nei confronti della società, alla preventiva adesione della parte acquirente a un patto parasociale, noto alla società stessa, dovendosi in tal caso intendere che l’organo amministrativo è tenuto a rendere disponibile il contenuto del patto parasociale nei confronti dei soci e degli aspiranti acquirenti indicati da ciascuno dei soci. In ogni caso, il patto parasociale alla cui adesione è subordinata l’efficacia del trasferimento delle partecipazioni sociali nei confronti della società è comunque soggetto ai limiti e ai termini derivanti dalla disciplina applicabile caso per caso[1].

Si osserva, alla luce del principio sopraenunciato, che negli ultimi anni si è avvertita l’esigenza di rivedere il contenuto degli Statuti sociali, inserendo, in questi ultimi, disposizioni che tipicamente venivano riservate ai patti parasociali. Tale sovrapposizione deriva dalla mancanza di efficacia così detta “reale” dei patti parasociali, essendo gli stessi vincolanti solo per i soci firmatari e non anche per terze parti o nuovi soci. Vieppiù, i patti parasociali sono soggetti, come sancito dall’articolo 2441-bis c.c, al limite di durata di cinque anni[2]. Diversamente lo Statuto ha efficacia erga omnes, essendo, infatti, un atto pubblico consultabile presso il Registro delle Imprese del luogo in cui ha sede la società, e, inoltre, non ha limiti di durata[3].

Tuttavia, in determinate circostanze, anche per sole ragioni di riservatezza, non risulta possibile far confluire parte delle previsioni pattizie nello Statuto societario.

Secondo la recente massima notarile, la possibilità di prevedere una disposizione statutaria che imponga al nuovo socio l’accettazione di un patto parasociale, ai fini della validità del trasferimento delle quote o delle azioni sociali, garantisce una tutela equa e bilanciata dei diversi interessi dei soci: da un lato la riservatezza del patto parasociale e dall’altro l’efficacia dello stesso nei confronti di parti non originariamente firmatarie.

In conclusione, si rileva che suddetta clausola, ove prevista, crea un trait d’union tra lo Statuto e i patti parasociali, lasciando inalterata la natura giuridica degli stessi e al contempo rendendo i patti parasociali vincolanti per i futuri soci, seppur riservarti.

Tuttavia, è doveroso precisare che l’inserimento nello Statuto della clausola di cui alla Massima del Notariato di Milano n. 194 non fornisce ai patti parasociali un’efficacia reale equivalente a quella che si avrebbe nell’ipotesi di inserimento di clausole previste dal patto parasociale nello Statuto. Infatti, si osserva che con tale previsione il Patto parasociale diviene opponibile e vincolante esclusivamente per i futuri soci, opponibilità che in assenza di tale previsione statutaria non potrebbe essere fatta valere, sussistendo, in tale ipotesi, quale unico rimedio per il futuro socio inadempiente ai patti parasociali esclusivamente il risarcimento del danno.

[1] Massima n.194 del Consiglio notarile di Milano.

[2] Parte della dottrina ritiene che la norma in tema di durata di patti parasociali sia applicabile solo alle società per azioni. I patti parasociali delle società a responsabilità limitata non sarebbero dunque soggetti a limiti di durata.

[3] La durata dello Statuto, salvo modifiche dello stesso, coincide con la durata della società. Le disposizioni codicistiche non prevedono limiti di durata per le società di capitali, tuttavia gli articolo 2473 co. 2 c.c., relativamente alle società a responsabilità limitata e l’articolo, e 2437 c.3 c.c., relativamente alle società per azioni, disciplinano la possibilità per il socio di recedere dalla società in qualsiasi momento in caso di durata indeterminata. Parte della dottrina ritiene che tale norma sia applicabile anche nel caso in cui venga stabilita una durata eccessivamente lunga della società.