Patent Box: Cavagna e Rossi ne analizzano i diritti di proprietà intellettuale

Il Giornale delle PMI pubblica il contributo di Gilberto Cavagna e Stefano Rossi sul Patent BoxI partner Andersen analizzano il regime opzionale che permette alle aziende che si occupano di ricerca e sviluppo, di escludere dal reddito imponibile complessivo il 50% del reddito generato dalla cosiddetta IP Box.

Il Patent Box – introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, in vigore dal 1° gennaio 2015 – concede l’esclusione parziale dalla tassazione, ai fini IRES e IRAP, dei redditi derivanti da beni immateriali qualificabili. Il regime è basato sul “Nexus Approach” dell’OCSE. I beni immateriali inclusi nell’ambito applicativo del Patent Box e quindi giuridicamente tutelabili sono:

  • software protetti da copyright
  • brevetti
  • marchi
  • disegni
  • modelli
  • processi
  • formule ed informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali.

I requisiti fondamentali per accedere a questo bonus fiscale sono il diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali e/o dei diritti sugli stessi e lo svolgimento di un’attività qualificante di ricerca o sviluppo.

Il Ministero dello Sviluppo Economico sottolinea gli obiettivi del regime. In particolare, la volontà di rendere il mercato del nostro Paese ancora più attrattivo per gli investitori italiani e internazionali, senza dimenticare la salvaguardia della base imponibile nazionale.

Il Patent Box, infatti, stimola la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero dalle aziende. Inoltre, favorisce la conservazione dei beni immateriali in Italia, scongiurando la loro installazione all’estero. E infine, il regime incoraggia l’investimento nelle attività di ricerca e sviluppo.

Cavagna e Rossi forniscono anche una panoramica dei diritti di proprietà beneficiari del Patent Box e come fare per documentarli.