Onere probatorio tra disciplina codicistica e Codice del Consumo

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 13148/2020, depositata il 30 giugno, ha espresso due principi di diritto in punto:

rapporto di sussidiarietà tra la disciplina del Codice del Consumo e le norme codicistiche;

ripartizione dell’onere probatorio previsto dall’articolo 132 del Codice del Consumo;

La Corte è intervenuta ancora una volta nel dibattito giurisprudenziale in tema di onere della prova riguardo la garanzia per i vizi nella compravendita di beni mobili. Va in proposito ricordato che, secondo un primo orientamento, i giudici di legittimità hanno sostenuto che “in tema di garanzia per i vizi della cosa venduta, l’onere della prova dei difetti, delle conseguenze dannose e del nesso causale fra gli uni e le altre fa carico al compratore, mentre la prova liberatoria della mancanza di colpa, incombente al venditore, rileva solo quando la controparte abbia preventivamente dimostrato la denunciata inadempienza” (così, espressamente, Cass., Sez. II, 26 luglio 2013 n. 18125,); con altre pronunce di segno contrario, la Corte ha statuito che “in tema di inadempimento del contratto di compravendita, è sufficiente che il compratore alleghi l’inesatto adempimento, ovvero denunci la presenza di vizi che rendano la cosa inidonea all’uso al quale è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore” (ex multis Cassazione civile sez. II, 02/09/2013, n.20110).

Il caso questa volta all’esame della Suprema Corte riguardava la compravendita di un’auto usata che ha manifestato gravi vizi dopo tre mesi dall’acquisto.

A seguito del rigetto, sia in primo che in secondo grado, della domanda di risarcimento del danno, l’acquirente del veicolo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione della disciplina dell’articolo 132 cod. cons., avendo la Corte di merito erroneamente applicato le norme codicistiche anziché la disciplina speciale.

Ritenendo il motivo fondato, la Cassazione ha affermato che “in tema di vendita di beni di consumo, si applica innanzitutto la disciplina del codice del consumo (art. 128 e ss.), potendosi applicare la disciplina del codice civile in materia di compravendita solo per quanto non previsto dalla normativa speciale, attesa la chiara preferenza del legislatore per la normativa speciale ed il conseguente ruolo “sussidiario” assegnato alla disciplina codicistica.” Ha conseguentemente riscontrato la violazione dei principi in tema di onere probatorio ex articolo 132 cod. cons., si presume” infatti “che i difetti di conformità, che si manifestino entro sei mesi dalla consegna del bene, siano sussistenti già a tale data, sicché è onere del consumatore allegare la sussistenza del vizio, gravando sulla controparte l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita. Superato il suddetto termine, trova nuovamente applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova posta dall’art. 2697 c.c.”. La Corte di merito avrebbe dunque dovuto accertare che il vizio fosse stato denunciato entro due mesi dalla consegna e, trattandosi di vizio che si era manifestato entro sei mesi dalla consegna, applicare la presunzione iuris tantum a favore del compratore, per il quale l’onere della prova sarebbe consistito nella mera allegazione del vizio. Al venditore convenuto in giudizio spettava, invece, superare la presunzione ex articolo 132 co.3 cod. cons., dimostrando la conformità del bene consegnato.

Concludendo, secondo la recente pronuncia in commento, il periodo di tempo di sei mesi dalla consegna del bene, delimita l’ambito di applicazione della particolare disciplina prevista dal Codice del Consumo; superato tale periodo risultano applicabili le ordinarie previsioni codicistiche in tema di garanzia per i vizi nella compravendita di beni mobili, con connessi oneri probatori a carico delle parti.