Obiettivo risanamento: entra in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Il 15 luglio 2022 è entrato definitivamente in vigore il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, misura introdotta dal D.Lgs. n. 14/2019, così come riformulato e modificato dal decreto correttivo n. 83/2022 del 17.06.2022.

Tale data, frutto di numerosi rinvii dal termine originario – fissato al 15 agosto 2020 – a causa della pandemia da Covid-19 e della situazione economico-finanziaria ad essa collegata, non è casuale: si tratta infatti del termine ultimo possibile per il recepimento della direttiva UE cosiddetta “Insolvency”.

È evidente però che la legge fallimentare del 1942 troverà ancora applicazione nei tribunali italiani in quanto tutte le procedure concorsuali ancora pendenti al 15 luglio 2022 saranno definite secondo la normativa precedente, così come i ricorsi per l’apertura di una procedura depositati prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice. In tal modo, si è tracciato un confine ben definito tra “vecchia” e “nuova” disciplina, trovando il nuovo Codice applicazione in via definitiva soltanto per i ricorsi tesi all’apertura di uno degli strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza disciplinati nel medesimo testo.

Elementi di novità

La grande rivoluzione rispetto al passato è evidente prima di tutto nella previsione che fissa in 12 mesi la durata complessiva delle misure protettive accordabili all’impresa in crisi fino all’omologazione della ristrutturazione o alla procedura di insolvenza. Tale prescrizione, imposta dalla direttiva “Insolvency” e già presente nella versione originaria del Codice, impone un ruolo centrale agli organi di amministrazione e controllo delle società nel verificare l’adeguatezza degli assetti dell’impresa, ai sensi dell’art. 2086 c.c., ai fini della tempestiva emersione della crisi.

Novità rispetto all’originario testo del 2019 è l’abbandono delle procedure di allerta. Tale modifica però non fa venire meno i doveri di puntuale attivazione degli strumenti di contrasto alla crisi, primo tra tutti l’istituto di composizione negoziata introdotto con il D.L. n. 118/2021, convertito nella legge n. 147/2021, attivabile su richiesta dell’imprenditore, sia agricolo che commerciale, senza limitazioni di tipo dimensionale rispetto alla sua applicabilità. In concreto, l’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o finanziario, qualora risulti perseguibile il risanamento d’impresa, potrà rivolgersi alla Camera di Commercio di riferimento, chiedendo la nomina di un esperto indipendente in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2399 c.c..

In aggiunta alla composizione negoziata, il legislatore ha assegnato un ruolo centrale alle ipotesi di ristrutturazione, quali il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione con continuità aziendale, nonché il nuovo piano di ristrutturazione omologato, prediligendo la stessa continuità aziendale quale tutela degli interessi dei creditori e preservazione dei posti di lavoro.

Con riferimento invece agli strumenti liquidatori di regolazione della crisi e dell’insolvenza, un elemento di recente novità è rappresentato dall’istituto del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, introdotto dal D.L. 118/2021 e confermato nel Codice della Crisi. Tale strumento rappresenta una soluzione di natura liquidatoria qualora le procedure negoziali attuate dall’imprenditore non abbiano dato buon esito, da attuarsi entro 60 giorni dalla ricezione della relazione finale prodotta dall’esperto indipendente.

Si ricorda, infine, che il nuovo Codice ha affidato un ruolo centrale ai cosiddetti “creditori pubblici qualificati”, i quali sono tenuti a monitorare le posizioni dei contribuenti, segnalando e sollecitando l’imprenditore a regolarizzare l’esposizione debitoria nei loro confronti – al superamento di una determinata soglia di allerta. A tal proposito, sottolineando la portata rivoluzionaria della nuova norma, pare opportuno evidenziare l’iniziativa intrapresa negli ultimi mesi dall’Agenzia delle Entrate, la quale, in ossequio alle novità introdotte dal D.Lgs. 83/2022, ha inviato “Lettere di Compliance” a coloro che, sulla base delle liquidazioni periodiche, presentavano un debito IVA scaduto superiore ad euro 5.000,00, soglia di allerta affidata dal legislatore alla stessa Agenzia.

In tale scenario si auspica che gli imprenditori, che avranno inevitabilmente necessità di un periodo di comprensione e assestamento delle nuove disposizioni normative, non interpretino con allarmismo e confusione l’intervento dell’Erario, che si è proposto fin da subito nella sua nuova veste di promotore del nuovo Codice della crisi, bensì comprendano la reale portata di una riforma che ha inevitabilmente investito tutto il sistema.