Obbligo di fornire informazioni sull’utente che ha caricato file lesivi di un diritto di proprietà intellettuale

Con la recente sentenza del 9 luglio 2020 La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha avuto modo di interpretare alcune disposizioni della Direttiva sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale del Parlamento europeo e del Consiglio europeo.

In particolare, la Corte ha stabilito che qualora un film venga caricato illegalmente su una piattaforma online il titolare del diritto leso può, ai sensi della direttiva 2004/48/CE, richiedere all’operatore di fornire solo l’indirizzo postale dell’utente interessato, ma non la sua e-mail, l’indirizzo IP o il numero di telefono.

La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata presentata nell’ambito di una controversia tra, da un lato, una società tedesca distributrice di film, e, dall’altro, YouTube LLC e Google Inc., in merito alle informazioni richieste dalla società distributrice di film riguardanti gli utenti che hanno commesso violazioni dei suoi diritti di proprietà intellettuale, caricando illegalmente un film sulla piattaforma YouTube.

Dopo che le parti del procedimento principale hanno unanimemente dichiarato che la controversia di primo grado relativa ai nomi e agli indirizzi postali degli utenti di cui trattasi era stata formalmente definita, alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata sottoposta la seguente questione pregiudiziale: “se gli indirizzi dei produttori, dei fabbricanti e dei distributori di cui all’articolo 8, paragrafo 2, lettera a), della succitata direttiva, ai quali si estendono le informazioni di cui all’articolo 8, paragrafo 1, della medesima direttiva, riguardino anche, se del caso, gli indirizzi e-mail degli utenti dei servizi e/o i numeri di telefono degli utenti dei servizi e/o gli indirizzi IP utilizzati dagli utenti dei servizi per caricare file lesivi di un diritto, nonché l’ora esatta del caricamento”.

La Corte ha rilevato che, in quanto la disposizione all’articolo 8 della direttiva non contiene alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri per la determinazione del suo senso e della sua portata, la nozione di «indirizzo» costituisce una nozione di diritto dell’Unione che deve normalmente dar luogo, nell’intera Unione, a un’interpretazione autonoma e uniforme. Poiché la direttiva medesima non definisce tale nozione, la determinazione del significato e della portata della stessa deve essere operata conformemente al suo senso abituale nel linguaggio corrente, tenendo conto allo stesso tempo del contesto in cui essa è utilizzata e degli scopi perseguiti dalla normativa in cui essa si inserisce nonché, eventualmente, della sua genesi.

Per quanto riguarda il senso abituale del termine «indirizzo», la Corte ha costatato che, nel linguaggio corrente, esso riguarda unicamente l’indirizzo postale, vale a dire il luogo di domicilio o di residenza di una determinata persona. Ne consegue che tale termine non si riferisce all’indirizzo di posta elettronica, al numero di telefono o all’indirizzo IP.

La Corte ha precisato, inoltre, che l’articolo 8 della direttiva 2004/48 mira a conciliare il rispetto di diversi diritti, in particolare il diritto d’informazione dei titolari e il diritto alla tutela dei dati personali degli utenti. E comunque, sebbene dalle considerazioni della Corte risulti che gli Stati membri non hanno l’obbligo, in forza dell’articolo 8, paragrafo 2, lettera a) della direttiva, di prevedere la possibilità di ordinare la fornitura dell’indirizzo di posta elettronica, del numero di telefono o dell’indirizzo IP delle persone indicate in tale disposizione nel contesto di un procedimento riguardante la violazione di un diritto di proprietà intellettuale, resta il fatto che gli Stati membri dispongono di una simile facoltà.

Tatiana Karabanova