Nuove regole per il crowdfunding nell’UE

Lo scorso 5 ottobre il Parlamento europeo ha approvato un nuovo regolamento che si pone l’ambizioso obiettivo di consentire alle piattaforme di crowdfunding di fornire più facilmente i loro servizi sul mercato unico dell’UE (il “Regolamento”). L’effetto auspicato è quello di permettere a start-up, innovatori e piccole imprese di espandere la platea di investitori grazie ad un’offerta più ampia di progetti e una maggiore protezione dai rischi potenzialmente connessi.

Sino ad oggi una forte limitazione per il crowdfunding è stata la mancanza a livello europeo di un apposito regime normativo e di vigilanza. Questo vuoto normativo ha fatto sì che a livello nazionale alcuni Stati membri applicassero ai fornitori di servizi di crowdfunding la normativa in materia di servizi finanziari, mentre altri consentissero loro di restare al di fuori di qualsiasi regolazione e operare così nell’ambito di esenzioni in funzione degli specifici modelli di business. Allo stesso tempo altri Stati membri (tra i quali l’Italia) hanno implementato una regolamentazione specifica per il  crowdfunding avendo compreso (o essendone preoccupate?) il potenziale che le piattaforme di crowdfunding possono avere: essere un’importante fonte di finanziamento non bancario che si pone come intermediario tra gli investitori e le imprese, consentendo ai primi di individuare più agevolmente i progetti di loro interesse e sostenerli.

Nel 2018 il Parlamento europeo aveva così avviato l’iter legislativo conclusosi appunto lo scorso 5 ottobre con l’approvazione definitiva del Regolamento, con lo scopo di agevolare l’ampliamento dei servizi di crowdfunding nel mercato interno aumentando l’accesso ai finanziamenti per gli imprenditori, le start-up e le imprese in fase di espansione. Il testo completo del Regolamento deve essere ancora pubblicato, ma alcune importanti novità possono essere già anticipate.

In primo luogo, le neo introdotte norme verranno applicate ai fornitori di servizi di crowdfunding che raccolgono fino a cinque milioni di euro per campagna di finanziamento partecipativo all’anno. Si supera pertanto la  precedente proposta della Commissione europea che limitava la raccolta a un solo milione di euro per progetto (sempre per dodici mesi).

Al fine di accrescere la fiducia degli investitori, il Regolamento prevede poi che l’emittente o la stessa piattaforma forniscano, per ciascuna campagna di raccolta, una key investment information sheet . In tal modo, i clienti potranno avere per ogni singolo progetto una chiara informativa sui rischi finanziari, inclusi quelli di insolvenza, sui criteri di selezione dello stesso progetto e sugli eventuali costi da sopportare.

Quanto all’operatività delle nuove piattaforme, queste dovranno essere autorizzate dalle autorità nazionali competenti dello Stato membro in cui risiedono. Per quelle piattaforme che invece intendessero offrire i propri servizi in altri Stati membri, il Regolamento prevede che sarà possibile erogare i propri servizi a livello transfrontaliero tramite un processo di notifica nello Stato membro interessato.

La vigilanza sarà condotta dalle autorità nazionali antitrust, con la European Securities and Markets Authority (ESMA) che fungerà da facilitatore e coordinatore della collaborazione tra stati membri.

L’auspicio del Parlamento europeo, e delle altre Istituzioni coinvolte nell’approvazione del Regolamento, è che il crowdfunding possa contribuire al conseguimento degli obiettivi generali dell’Unione dei mercati dei capitali, favorendo sia un’integrazione finanziaria più sostenibile che gli investimenti privati, a vantaggio (si spera anche) della creazione di posti di lavoro e della crescita economica.

Luca Condoleo