Non è applicabile la clausola compromissoria in caso di azione di responsabilità proposta dal curatore ex art. 146 L.F.

Cassazione Civile, sez. VI, 23 Luglio 2020, ordinanza n. 15830

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in oggetto, ha statuito che qualora il curatore fallimentare eserciti un’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 146 l.f. non trova applicazione, ai fini della devoluzione della controversia alla competenza arbitrale, la clausola compromissoria contenuta nello statuto della società fallita.

L’art. 146 l.f. consente invero al curatore fallimentare di esercitare le azioni di responsabilità previste dagli artt. 2392 e seguenti del Codice civile, nei confronti di amministratori, componenti degli organi di controllo, direttori generali e liquidatori della società. In particolare, gli artt. 2393 e 2394 disciplinano due azioni tra loro distinte, rispettivamente, l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori e l’azione di responsabilità verso i creditori sociali.

Nel caso di specie, a fronte all’esercizio dell’azione ex art. 146 l.f. da parte della curatela fallimentare avanti il Tribunale di Napoli, quest’ultimo aveva dichiarato la propria parziale incompetenza – in forza della predetta clausola compromissoria contenuta nello statuto della società fallita – con riferimento all’azione sociale di responsabilità verso gli amministratori, confermando invece la propria competenza per la sola azione di responsabilità nei confronti dei creditori sociali, rispetto ai quali non poteva trovare applicazione la predetta clausola, essendo i creditori soggetti terzi rispetto alla società e alle pattuizioni eventualmente contenute nello statuto sociale.

Il curatore fallimentare proponeva allora ricorso per regolamento di competenza avverso la pronuncia del Tribunale di Napoli, censurandone la declaratoria di competenza sul presupposto che la clausola compromissoria non fosse in ogni caso applicabile alla predetta azione di responsabilità ex art. 146 l.f.

Ed invero, secondo l’orientamento costante della Corte (cfr. ex aliis Cass. Civ., sent. n. 19308/2014, Cass. Civ., sent. n. 28533/2018), la clausola compromissoria contenuta nello statuto sociale della fallita non è applicabile all’azione proposta dal curatore nei confronti degli amministratori, ai sensi dell’art. 146 l.f., sul presupposto che tale azione avrebbe un contenuto unitario e inscindibile, all’interno del quale confluiscono, in caso di fallimento dell’ente, entrambe le azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c..

Gli ermellini, con l’ordinanza in oggetto, hanno quindi confermato l’orientamento di cui sopra, ritenendo fondato il ricorso promosso dal curatore ed affermando, per l’effetto, la piena competenza del Tribunale di Napoli: una separazione delle cause, infatti, contrasterebbe con l’affermata connotazione unitaria ed inscindibile dell’azione esercitata dal curatore, laddove invece le azioni di responsabilità di cui agli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c. di fatto confluiscono in un’unica azione, quella ex art. 146 l.f. per l’appunto, la quale realizza “il cumulo dei presupposti e degli scopi delle due azioni ordinarie”.

In allegato, l’ordinanza n. 15830/2020 della Corte di Cassazione.

Fabiano Belluzzi