M&A e Private Equity in Europa: il punto sul Q1 2026
Torna l’European Corporate Insight, la pubblicazione a cura del dipartimento europeo di Corporate & M&A di Andersen che all’interno dell’ultimo numero analizza i dati del primo trimestre 2026 sul mercato M&A e Private Equity in Europa che, come evidenziato nei mesi precedenti, si conferma piuttosto attivo, ma sempre più selettivo.
I numeri parlano di circa 322,4 miliardi di euro di valore complessivo in 3.703 transazioni per l’M&A, e 44,1 miliardi di euro in 1.278 operazioni per il Private Equity. Un volume solido con una caratteristiche che abbiamo già potuto osservare nei mesi precedenti: pochi grandi deal trainano la maggior parte del valore complessivo.
Mercato M&A in stabilizzazione
Con un mercato sempre più selettivo, le condizioni di finanziamento mostrano segnali di stabilizzazione, ma i gap di valutazione tra acquirenti e venditori restano un freno significativo, soprattutto nelle operazioni cross-border e mid-market.
Il mercato si concentra geograficamente in pochi paesi core. Il Regno Unito mantiene la leadership indiscussa con €135,5 miliardi su 685 transazioni, seguito da Germania (€53,5 miliardi, 438 deal) e Italia (€40,1 miliardi, 378 deal). La Spagna rimane attiva per numero di operazioni (335 deal), ma con valori più contenuti, indicando una prevalenza di transazioni di fascia media.
Mercati come Svizzera (€13,5 miliardi) e Lussemburgo (€12 miliardi) si distinguono per l’elevato ticket medio, a conferma della presenza di operazioni di grandi dimensioni nonostante i volumi ridotti.
I settori che determinano il valore delle operazioni
Per settore, i financials dominano il mercato con €83,1 miliardi su 323 transazioni, grazie alla continua consolidazione e all’esecuzione di deal di grandi dimensioni. Seguono consumer staples (€44,5 miliardi) ed energy & power (€37,2 miliardi), trainati dalla domanda strutturale e dalla transizione energetica.
High technology (674 deal) e industrials (658 deal) guidano invece per numero di operazioni, ma con ticket medi inferiori: una conferma che l’attività su questi segmenti è più diffusa ma tipicamente concentrata sul mid-market.
Private Equity: capitale disponibile, deployment selettivo
Nel Private Equity il quadro è analogo. Con €153,5 miliardi di investimenti negli ultimi dodici mesi su 5.523 transazioni, il mercato è attivo ma con una distribuzione del valore fortemente irregolare. I picchi si sono concentrati in momenti specifici — luglio 2025 (€18,8 mld), dicembre 2025 (€24,1 mld) e febbraio 2026 (€22,1 mld) — a riprova di come il valore complessivo dipenda dall’esecuzione di singole operazioni rilevanti.
Il Regno Unito è l’unico mercato che combina scala e continuità (406 deal, €10,6 miliardi). Il Lussemburgo registra €7,8 miliardi ma su soli 6 transazioni; l’Islanda €3,4 miliardi da una sola operazione. Dati che illustrano bene quanto i totali aggregati possano essere distorti da deal isolati.
Industrials e technology al centro
Per settore, gli industrials guidano per valore (€17,9 miliardi), mentre il tech domina per volumi (571 deal, €16,1 miliardi). Insieme, i due settori rappresentano oltre il 77% dell’investimento totale in PE, a conferma di un approccio molto concentrato alla creazione di valore. L’healthcare mantiene un profilo bilanciato (€5,1 miliardi, 183 deal), con un’attività costante e distribuita.
Prospettive 2026: ripresa selettiva, non generalizzata
Le previsioni per i prossimi trimestri indicano un graduale rafforzamento dell’attività, ma con una distribuzione non uniforme. Le operazioni large-cap e ben strutturate continueranno a guidare il mercato, sostenute dal miglioramento delle condizioni di finanziamento e dalla maggiore fiducia degli investitori sugli asset di qualità. Il mid-market, invece, recupererà più lentamente.
Quattro sono i fattori chiave da monitorare:
- Costo del capitale: i tassi restano elevati rispetto agli anni precedenti, limitando la leva finanziaria soprattutto nel mid-market
- Allineamento delle valutazioni: il gap tra le aspettative di prezzo di acquirenti e venditori rimane il principale ostacolo all’esecuzione
- Complessità regolatoria: maggiore scrutinio normativo, processi di due diligence più lunghi e operazioni cross-border più articolate allungano i tempi di chiusura
- Exit environment nel PE: le opzioni di uscita restano limitate, soprattutto sui mercati pubblici, influenzando le strutture delle transazioni
I trend strutturali da monitorare
Tre dinamiche di lungo periodo stanno ridisegnando il mercato europeo dell’M&A e del Private Equity:
- Intelligenza artificiale e infrastrutture digitali: una quota crescente delle operazioni è collegata all’adozione dell’AI e alle infrastrutture necessarie per supportarla. Nel PE, la Technology da sola rappresenta oltre il 36% dell’investimento totale.
- M&A come strumento di riposizionamento del portafoglio: le aziende non acquisiscono solo per crescere, ma per ridefinire il perimetro del proprio business. Financials e Industrials rappresentano oltre il 36% del valore M&A complessivo.
- Transizione energetica come driver di deal: le priorità politiche sull’energia continuano a indirizzare capitali verso le infrastrutture energetiche, con Energy & Power che pesa circa l’11% del valore M&A totale.
Europa centrale e orientale: mercati emergenti in crescita
Tra i mercati emergenti, Polonia, Romania, Ungheria e Turchia mostrano una crescente capacità di attrazione per gli investitori, con deal flow guidato da tecnologia, industrials e settori consumer. La Polonia si distingue per la profondità e diversificazione del mercato domestico; la Romania per un paesaggio degli investimenti in progressiva diversificazione. Segnali che confermano come l’asse delle transazioni europeo si stia allargando verso Est.
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