L’impatto della Great Resignation sugli studi legali

Un articolo di Italia Oggi analizza l’influenza della Great Resignation sugli ambienti forensi, ossia l’aumento del numero di dimissioni dei lavoratori verificatosi negli ultimi anni soprattutto fra la popolazione più giovane. L’importanza di questo fenomeno è dimostrato dai risultati di una ricerca globale di Wolters Kluwer, dai quali emerge che, a livello internazionale lo scorso anno l’86% dei corporate legal office e il 70% degli studi legali ne ha subito le conseguenze. Sul panorama italiano il Rapporto sull’Avvocatura 2022, realizzato da Cassa Forense in collaborazione con il Censis, offre uno sguardo d’insieme, evidenziando come circa un terzo degli avvocati sta valutando di lasciare l’attività.

La rinnovata importanza dell’equilibrio vita-lavoro

Le motivazioni delle dimissioni sono molteplici: dai costi eccessivi per poter esercitare, al ridotto riscontro economico, ma anche il calo della clientela e il desiderio di cambiare professione o andare in pensione. Si tratta di un momento importante per le aziende, che sono portate a interrogarsi su come evitare il burnout, ridurre l’abbandono e garantire la retention dei talenti. In questo contesto, appare evidente come alla pronta risposta degli studi alla pandemia, che ha favorito l’affermarsi del lavoro agile e a distanza, debba corrispondere l’ideazione un generale ripensamento delle modalità di interazione professionale. É dunque necessario elaborare nuovi sistemi di formazione, di assegnazione dei task, di controllo e di valutazione, che siano in grado di rispondere adeguatamente al desiderio di crescita professionale delle risorse e, al contempo, diffondere e valorizzare la cultura aziendale in modo efficace.

Le compagnie sono oggi tenute a sviluppare pacchetti di benefit che rispondano alle esigenze dei giovani e a porre particolare attenzione al coinvolgimento delle risorse, alla comunicazione trasparente sui requisiti e sulle caratteristiche richieste ai professionisti e alla selezione di talenti realmente allineati ai valori dello studio. Tuttavia, mentre questa tendenza è diventata evidente negli ultimi due anni, è importante ricordare che nell’ultimo decennio è avvenuta una trasformazione delle aspirazioni e delle vocazioni dei giovani. Infatti, dalla visione lavoro-centrica tipica delle generazioni precedenti, si è passati a una mentalità che pone la qualità della vita al centro del percorso di realizzazione professionale e personale. Questo cambiamento culturale risulta particolarmente rilevante per professioni contraddistinte da elevati picchi di stress, come quella legale.

Secondo Uberto Percivalle, avvocato e partner di Andersen esperto in diritto giuslavorista, “rispetto, empatia e trasparenza sono essenziali perché il capitale umano si esprima al meglio, ma sono ben più rari della convegnistica che ne parla.” Si spiegano in questo modo i risultati delle ricerche sulla Great Resignation: “così come un talento volta le spalle all’organizzazione che non si tiene all’avanguardia della tecnologia, a maggior ragione si terrà alla larga da un ambiente che abbia solo superficialmente abbracciato parole d’ordine quali diversity e solidarietà, ma che, sotto sotto, continui a praticare avidità e sopraffazione.” Per questo sono numerosi gli studi ad aver istituito dei desk dedicati alla diversità e all’inclusione, promotori di momenti di riflessione e dibattiti interni che coinvolgono nel dialogo sui valori degli studi anche i colleghi più giovani.