L’erede può accedere ai dati delle polizze stipulate in vita dal defunto

Lo ha stabilito il Tribunale di Treviso con decisione del 27 febbraio 2020, su ricorso dell’erede testamentaria a cui la società di assicurazione aveva opposto l’impossibilità di comunicare il nome dei beneficiari delle polizze sottoscritte, in vita, dal defunto.

È qui infatti il caso di ricordare che i premi versati dall’assicurato sono da considerarsi, per consolidata interpretazione giurisprudenziale, donazioni in favore dei futuri beneficiari, e devono quindi essere conteggiati ai fini della ricostruzione della massa ereditaria. Pertanto, per poterne chiedere la collazione o agire in giudizio con l’azione di riduzione prevista dagli articoli 553 e ss. del codice civile, l’erede ha la necessità di conoscere il nominativo dei beneficiari.

Secondo il Giudice trevigiano, tale interesse dell’erede non è ostacolato ed anzi trova tutela nell’attuale normativa in materia di trattamento dei dati personali, disciplinata dal D.lgs. 196/2003 (Codice Privacy) e dal più recente D.lgs. 101/2018, attraverso il quale la normativa interna è stata adeguata al Regolamento generale UE 2016/679, ormai noto con l’acronimo GDPR (General Data Protection Regulation).

Invero, l’art. 6 par. 1 lett. f) del predetto Regolamento UE stabilisce la prevalenza del diritto di difesa rispetto a quello concernente la riservatezza dei dati personali, a condizione che nel caso concreto non debbano invece prevalere i concorrenti interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato (vale a dire della persona dei cui dati si discute), in particolare se minore.

Anche con riferimento ai c.d. dati sensibili (particolarmente tutelati dal legislatore) il Regolamento ammette che il trattamento possa intervenire in assenza di consenso dell’interessato ove necessario per accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria (art. 9 par. 2 lett. f) GDPR).

Inoltre, l’art. 2-terdecies del D.lgs. 196/2003, come da ultimo modificato dal D.lgs. 101/2018, con riferimento al trattamento dei dati di persone decedute, nell’attribuire l’esercizio dei diritti dell’interessato a chi abbia un interesse proprio o agisca a tutela del soggetto deceduto, prevede espressamente che l’eventuale volontà, da quest’ultimo espressa in vita, di vietare l’esercizio di tali diritti non possa in ogni caso produrre effetti pregiudizievoli per l’esercizio dei diritti patrimoniali derivanti dalla morte dell’interessato.

Anche tale norma – si legge nella conclusione della pronuncia in esame – “ribadisce la supremazia del diritto di difesa sul diritto alla riservatezza”, e pertanto non solo all’erede va riconosciuto il diritto di accesso ai dati personali dei beneficiari delle polizze assicurative stipulate in vita dal de cuius, ma, in caso di diniego, può anche esserne ordinata l’esibizione, come disposto con la sentenza in commento.

Sara Cancian