Le vendite on line a privati extra-Ue vanno documentate con fattura

L’emergenza da Covid-19 ha contribuito ad accrescere un trend, quello delle vendite on-line, che negli ultimi anni è in continuo aumento.

L’elemento di forza che ha attirato molte piccole e medie imprese residenti in Italia a investire nel commercio elettronico è la possibilità di abbattere le limitazioni territoriali, connesse agli store fisici, e ampliare su scala globale le proprie vendite.

Sebbene il commercio on-line rappresenti una vantaggiosa opportunità sul piano competitivo, sono ancora numerose le incertezze sulle modalità di documentazione delle cessioni on line di beni effettuati verso consumatori privati.

Nel caso di cessionari privati residenti in Paesi extra-Ue l’operazione posta in essere deve qualificarsi come una cessione all’esportazione, non imponibile ex art. 8 DPR 633/72, in quanto i beni sono spediti al di fuori dell’Ue a cura e nome del cedente.

L’incertezza sorge dal punto di vista documentale, in quanto l’operazione è riconducibile al commercio elettronico indiretto che, se eseguito da commercianti al minuto, beneficia dell’esonero della fatturazione in quanto assimilato alle vendite per corrispondenza.

Trattandosi, però, di una cessione all’esportazione, essa comporta il rispetto della disciplina doganale che prevede l’allegazione della fattura di vendita all’atto della dichiarazione doganale di esportazione.

Per tale motivo si può ritenere che, nella casistica descritta, la semplificazione degli adempimenti fiscali nelle operazioni di e-commerce trovano come ostacolo le formalità doganali, che richiedono l’allegazione della fattura quando si realizzi una cessione verso soggetti privati extra-Ue.