Le Sezioni Unite sul Trust Inter Vivos e il diritto successorio

Plenary Session (for Issues of Great Importance) Decision No. 18831 dated 12.07.2019Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili Ordinanza del 12.07.2019 n. 18831

L’ordinanza in commento delle SS.UU. afferma: «nel caso di trust liberale tra vivi […] che produce effetti, sul piano [del] beneficiario, dopo la morte del disponente, quel che il disponente ha pienamente trasferito in vita non concorre a formare l’asse ereditario». Tale schema negoziale realizza invece secondo la Corte una donazione indiretta.

Nel caso concreto, Tizio, importante esponente dell’industria farmaceutica, costituiva un trust conferendovi le proprietà azionarie della holding a capo del Gruppo chimico-farmaceutico, affidando la gestione in qualità di trustee alla società Intrust Trustee e indicando come beneficiario del trust sé stesso. Tizio era cittadino italiano, e il trust era retto dal diritto neozelandese. Con una clausola dell’atto costitutivo, Tizio aveva precisato che, alla propria morte, la posizione di beneficiario sarebbe stata trasmessa ai suoi figli: Caio e Sempronio. Così avvenuto, i beneficiari Caio e Sempronio sottoscrivevano (insieme al trustee) un “Deed of Agreement, Indemnity, Release and Covenant not to sue” (ovvero Accordo, Indennizzo, Rilascio e Impegno ad astenersi dall’iniziare azioni legali), anche al fine di sciogliere la comunione venutasi a formare alla morte del de cuius. Dunque, in attuazione di tale Deed (senza sciogliere il trust), Caio riceveva € 81 milioni (pari alla metà del valore stimato del Gruppo chimico-farmaceutico), mentre invece Sempronio rimaneva beneficiario di tutte le azioni della holding (ancora nel trust). Il Deed era retto dal diritto neozelandese e le controversie sulla sua validità erano compromesse in arbitrato svizzero. Successivamente, Sempronio aliena la propria posizione patrimoniale. Essa viene acquistata da una società che paga a Sempronio, come corrispettivo per la cessione, circa € 400 milioni, ossia molto più di quanto era stato a suo tempo liquidato al di lui fratello, Caio, in forza del Deed. Dunque, Caio cita Sempronio in giudizio in Italia e, invocando gli articoli 761 (annullamento per violenza e dolo) e 763 (rescissione per lesione ultra quartum) contesta le clausole del Deed, lamentando di avere diritto a una parte dei 400 milioni. La Suprema Corte adita da Sempronio in sede di regolamento preventivo di giurisdizione declina la giurisdizione in favore dell’electio fori contenuta nel Deed, ma precisa che in ogni caso gli istituti del 761 e del 763, essendo istituti di diritto successorio, non sarebbero applicabili al Deed, e nel caso di specie nemmeno all’atto costitutivo del trust:

«Ad avviso del Collegio, la controversia così introdotta non rientra nella materia successoria. […] Il Collegio condivide l’opinione, espressa dalla prevalente dottrina, che qualifica una vicenda attributiva come quella di specie (nella quale il settlor, istituendo con atto inter vivos il trust e conferendovi la proprietà del Gruppo […], ha utilizzato lo strumento per finalità che attengono alla trasmissione [ai figli], con effetti post mortem, del proprio patrimonio avente ad oggetto le partecipazioni societarie), in termini di donazione indiretta, riconducibile nell’ambito della categoria delle liberalità non donative, di cui all’art. 809 c.c. […].

Va […] esclusa la natura mortis causa del trasferimento dal trustee ai beneficiari finali, che costituisce il secondo segmento dell’operazione, perché – come è stato rilevato – tale atto traslativo ha investito ormai sfere giuridiche diverse da quelle dell’originario disponente: rispetto a tale trasferimento, la morte del settlor non ha alcuna rilevanza causale, potendo al più individuare il momento di esecuzione dell’attribuzione finale

Pur non affrontando direttamente il tema dei patti successori, la pronuncia sembra voler escludere in nuce che lo schema negoziale di trasferimento mediante trust rientri nel novero degli atti mortis causa, riconducendolo piuttosto alle liberalità non donative (donazioni indirette). Da ciò, vi è chi ha suggerito l’inapplicabilità al trust inter vivos così configurato (con clausola avente effetti post-mortem) del divieto di patti successori, ma tali considerazioni esulano dalla materia trattata dalle SS.UU..