L’attuazione della Shareholder Rights Directive

Il 17 maggio 2017 è stata adottata la Shareholder Rights Directive II 2017/828 (“SHRD II”) che modifica la Shareholder Rights Directive 2007/36/UE (o “SHRD”) volta a promuovere l’impegno a lungo termine degli azionisti. La “SHRD II” dovrà essere recepita entro il prossimo 10 giugno 2019, fatta eccezione per le disposizioni riguardanti l’identificazione degli azionisti, la trasmissione delle informazioni e l’agevolazione dell’esercizio dei diritti degli azionisti, il cui termine di recepimento è fissato al 3 settembre 2020. La finalità della “SHRD II” è quella di migliorare la governance delle società con azioni ammesse alla negoziazione in un mercato regolamentato, rafforzandone la competitività e la sostenibilità a lungo termine mediante un maggiore coinvolgimento degli azionisti nel governo societario. Tale coinvolgimento, si legge al considerando 14 della direttiva, è uno dei modi grazie ai quali è possibile migliorare i risultati finanziari e non finanziari delle dette società.

Sul piano interno, con la legge n. 163 del 2017 (Legge di delegazione europea 2016/2017) il Governo è stato delegato ad adottare inter alia il decreto legislativo per l’attuazione della “SHRD II”. Il Consiglio dei Ministri, in data 7 febbraio 2019, ha emanato in via preliminare il testo dello “Schema di decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva (UE) 2017/828” o semplicemente decreto (sul quale si basa la presente news), che ha trovato approvazione definitiva lo scorso 8 maggio 2019 ed è attualmente in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ai sensi della “SHRD II” il maggior coinvolgimento degli azionisti nel governo societario può essere attuato in primo luogo facendo sì che gli azionisti possano esercitare effettivamente i diritti che le azioni gli attribuiscono: a tal fine l’art. 3-bis dispone che i soci, ed in particolare quelli che detengono una partecipazione superiore allo 0,5% del capitale sociale con diritto di voto, siano identificati dalla società. Tale tema era già stato introdotto nel TUF in occasione del recepimento della “SHRD” che prevedeva l’identificazione come una facoltà per la società (che doveva essere indicata nello statuto). Il comma 4 dell’articolo 2 del decreto, in linea con quanto oggi previsto, introduce l’identificazione degli azionisti titolari di una partecipazione superiore a quella sopra indicata con diritto di voto (mentre, se inferiore, non sussiste in capo agli emittenti un diritto di identificare i propri azionisti).

Inoltre, la “SRHD II” individua alcune misure a garanzia del flusso informativo tra azionisti ed emittente, tra cui quelle volte a far sì che l’azionista possa ricevere conferma che il voto espresso in assemblea generale sia stato registrato e conteggiato dalla società (art. 3-quater): per il recepimento di tale disposizione il decreto ha introdotto all’art. 125-quater TUF il comma 2-bis che specifica il dovere per gli emittenti di trasmette determinate informazioni quali quelle concernenti la convocazione dell’assemblea nonché tutte quelle ulteriori informazioni necessarie per l’esercizio dei diritti (individuate nella regolamentazione secondaria Consob).

Secondo il legislatore europeo un altro modo per permettere agli azionisti  di contribuire alla strategia aziendale consiste nell’attribuzione del diritto di voto sulla politica di remunerazione dei componenti degli organi di amministrazione, direzione e controllo (articolo 9 bis): il decreto interviene sul dettato dell’art. 123-ter del TUF  prevedendo che il voto dei soci sulla politica abbia valore vincolante e non più consultivo (salvo casi eccezionali in cui la società può discostarvisi) ed estendendo la periodicità del voto a tre anni (e non più ad uno).

La direttiva introduce, infine, alcune garanzie a tutela degli azionisti, della società e di tutti i suoi stakeholder, sottoponendo le operazioni rilevanti con parti correlate all’approvazione degli azionisti o dell’organo di amministrazione o di vigilanza al fine di evitare il rischio che queste operazioni siano occasione, per dette parti, di appropriarsi di un valore appartenente alla società (considerando 42). È stata quindi demandata agli Stati Membri la definizione di adeguate procedure di approvazione delle operazioni con le parti correlate: in Italia, tali operazioni hanno trovato regolamentazione nel 2004 con la riforma del diritto societario (attuata con il Regolamento Consob n. 17221 del 2010). Il decreto, su tale fronte, interviene in un ottica di mantenimento di quanto già previsto dal diritto nazionale.