La tutela del “personaggio” autoriale: quando a rendere iconico un personaggio non è il suo creatore, ma il suo interprete

Una recente pronuncia del Tribunale di Roma

I protagonisti della letteratura, dei fumetti, della televisione o del cinema possono godere di tutela autoriale ai sensi della Legge n. 633 del 1941 (Legge Autore), al pari di qualsiasi altra opera dell’ingegno. Affinché un personaggio possa essere protetto occorre tuttavia che possa essere inquadrato come un “soggetto frutto di un’autonoma e personale creazione artistica da parte del suo ideatore il quale racchiuda delle caratteristiche tali da renderlo immediatamente riconoscibile in quanto tale, quale estrinsecazione della personalità artistica del creatore, anche al di fuori del contesto in cui originariamente è stato collocato ed inventato”. Lo ha recentemente ricordato il Tribunale di Roma che, lo scorso aprile, in applicazione di tali principi ha negato la tutela autoriale a “l’uomo senza nome”, protagonista della pellicola del 1964 Per un pugno di dollari diretta da Sergio Leone e prodotta da Unidis Jolly Film S.r.l. (sent. n. 6504 del 16 aprile 2021).

La vertenza, sorta nel luglio 2017, aveva visto contrapposte la casa di produzione del film e diverse società, nazionali e internazionali, che a diverso titolo avevano concorso nella produzione, distribuzione e divulgazione del film d’animazione Rango, uscito nelle sale italiane nel 2012. L’attrice sosteneva in particolare che la breve apparizione all’interno del cartone animato di un personaggio chiamato “lo spirito del West” concretizzasse una ripresa non autorizzata del noto “uomo senza nome” interpretato da Clint Eastwood nella trilogia di spaghetti western costituita, oltre che dall’opera sopracitata, da Per qualche dollaro in più del 1965 e Il buono il brutto il cattivo del 1966 (anche se questi ultimi non erano prodotti dalla società attrice). Il Tribunale ha invece respinto le domande proposte dall’attrice. Per il Collegio, infatti, “l’uomo senza nome” non presenta le caratteristiche creative proprie del “personaggio” autoriale, ma semplicemente corrisponde a una figura che ha riscosso una certa celebrità dovuta, più che alla caratterizzazione del personaggio in sé, alla fama dell’attore che lo ha impersonato e, di conseguenza, l’apparizione de “lo spirito del West” in Rango non costituisce un riferimento “al preteso personaggio della trilogia di Sergio Leone, quanto all’attore hollywoodiano Clint Eastwood, maggiormente noto e immediatamente riconoscibile al pubblico europeo ed americano”.

La sentenza ribadisce quindi che, per essere tutelato, un personaggio delineato con caratteristiche tali da divenire immediatamente percepibile al pubblico o alla critica, deve necessariamente distinguersi dall’attore che lo impersona. Come peraltro è accaduto al personaggio di James Bond o quello di Sherlock Holmes, che, caratterizzati da una nota ed inconfondibile iconografia, sono senz’altro “soggetti a titolarità autoriale in quanto assolutamente determinati nel contesto narrativo e potenzialmente interpretabili da una pluralità di attori ed in contesti storici e geografici totalmente differenti”; circostanze che non sono state invece riscontrate nella controversia in analisi.