La russian roulette clause al vaglio della giurisprudenza

La russian roulette clause al vaglio della giurisprudenza

Con una recente sentenza del 13 giugno 2017, pubblicata in data 19 ottobre 2017 il Tribunale di Roma Sezione Specializzata in materia di imprese si è espresso per la prima volta – non essendosi registrata sul punto fino ad allora e anche successivamente alcuna decisione – sulla meritevolezza della russian roulette clause.

Si tratta di una clausola la cui pattuizione è rimessa esclusivamente alla volontà dei soci e la cui ratio è quella di prevenire ipotesi di deadlock all’interno dell’assemblea essendo non infrequente che il principio maggioritario (che governa le decisioni assembleari) trovi ostacolo in tutte quelle situazioni in cui si verifichi un c.d. trigged event, ovverosia un conflitto o uno stallo non altrimenti risolvile.

La russian roulette clause conferisce, quindi, ad uno dei soci (o entrambi se espressamente previsto) la facoltà di rivolgere un’offerta per l’acquisto delle partecipazioni sociali dell’altro socio comunicando, altresì, il prezzo di acquisto; il socio oblato, per contro, è posto dinnanzi all’alternativa tra accettare l’offerta e vendere al prezzo determinato dal preponente oppure acquistare la partecipazione del primo al prezzo da lui proposto.

Il Tribunale di Roma, nella sentenza in commento, ha vagliato la validità e meritevolezza di tale clausola che, a giudizio degli attori, doveva essere considerata nulla principalmente in quanto rimetteva all’arbitrio di una sola delle parti la valutazione quantitativa della partecipazione sociale.

La sentenza, quindi, analizza la clausola sotto più profili.

Innanzitutto, la clausola viene ritenuta meritevole di tutela ex art. 1322 co 2 c.c. in ragione del fatto che è volta a superare l’incapacità dell’organo deliberativo, situazione che potrebbe determinare la paralisi della società. Attraverso l’attivazione della clausola, dunque, il socio dimostra la volontà di porre fine a situazioni di impossibilità deliberativa – idonee a determinare lo scioglimento della compagine sociale – attraverso la riallocazione delle partecipazioni sociali.

Il Tribunale, inoltre, si è espresso anche sulla legittimità della clausola sostenendo che la determinazione unilaterale del prezzo da parte del soggetto (che in un certo senso opera al “buio” non potendo conoscere la scelta dell’altro socio) è bilanciata ed equilibrata dal “rischio” di perdere, proprio a quello stesso prezzo, la propria partecipazione sociale.

Allo stesso modo, la sentenza in esame evidenzia come la clausola non possa essere considerata nulla neanche nel caso in cui il prezzo di vendita sia stabilito in misura più bassa di quanto verrebbe percepito dal socio in caso di recesso. Su questo aspetto si è più volte espressa la Giurisprudenza con riferimento alla clausola di drag along, o anche clausola di trascinamento, che comporta che, qualora uno dei due soci (di solito, di maggioranza) intenda alienare la propria partecipazione, anche gli altri soci saranno obbligati ad alienare le proprie.

La funzione della drag along è tuttavia diversa da quella della russian roulette. Mentre infatti la prima consente al socio di agevolare la cessione laddove il possibile acquirente non intenda effettuare l’investimento se non acquistando l’intero capitale sociale, la ratio della seconda clausola è proprio quello di superare l’empasse dell’assemblea.

Ulteriore profilo oggetto di attenzione da parte dei Giudicanti è stato quello inerente il possibile contrasto della clausola con il divieto di patto leonino volto alla totale esclusione del socio dalla partecipazione al rischio d’impresa e/o dagli utili; ipotesi, quest’ultima, che non rientra nell’ambito di applicazione della russian roulette clause in quanto la parte cui è attribuita la facoltà di assumere l’iniziativa di attivare la procedura non è libera di farlo in qualsiasi momento, essendo tale facoltà subordinata al verificarsi di uno degli eventi indicati nella clausola stessa.

In materia di russian roulette clause, è, di recente, intervenuto anche il Consiglio notarile di Milano, con la massima n. 181 del 2019, con la quale ha confermato l’impostazione seguita dal Tribunale di Roma ad eccezione dell’aspetto riguardante la determinazione del valore della partecipazione.

In sostanza, il Consiglio notarile ha ritenuto che la facoltà espressa dalla clausola possa dirsi validamente esercitata solo laddove il prezzo stabilito dal socio sia compatibile con il principio di “equa valorizzazione” della partecipazione nel senso, quindi, che il valore non può essere inferiore a quello che sarebbe attribuito al socio nell’ipotesi di esercizio del diritto di recesso dalla società.

In conclusione, si può, quindi, affermare che la ratio della clausola russian roulette sia quella di risolvere situazioni di stallo decisionale mediante una ricollocazione delle partecipazioni sociali e proprio per questo deve considerarsi meritevole di tutela nel nostro ordinamento giuridico.