La riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza

L’11 ottobre 2017 è stato approvato definitivamente in Senato il disegno di legge S. 2681 per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.
Con il ddl il Governo è stato delegato, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa, ad adottare uno o più decreti legislativi per la riforma organica delle procedure concorsuali e della disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento, nonché per la revisione del sistema dei privilegi e delle garanzie.
La riforma partirà da una rivoluzione letterale, abbandonando la tradizionale espressione “fallimento” e sostituendola con quella di “liquidazione giudiziale“, nella quale si innesterà una soluzione concordataria con la completa liberazione dai debiti entro 3 anni dall’apertura della procedura. Verranno ridotti i costi e la durata delle procedure concorsuali. Il Giudice competente sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia della procedura. Verrà inoltre adottato un unico modello processuale per l’accertamento di stato di crisi o d’insolvenza, assoggettando al procedimento ogni categoria di debitore, con esclusione dei soli enti pubblici.
Dominus nella liquidazione giudiziale sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati rispetto ad oggi: accederà più facilmente alle banche dati della Pubblica Amministrazione e potrà promuovere le azioni giudiziali che sono attualmente promosse dai soci o dai creditori sociali (tra le altre: azione sociale di responsabilità, azione dei creditori sociali ex art. 2394 c.c.. Ci sarà però una più stringente disciplina sulle incompatibilità.
Un’altra novità riguarderà la disciplina della procedura di esdebitazione all’esito della procedura di liquidazione giudiziale. Sarà riconosciuta al debitore la possibilità di presentare domanda di esdebitazione subito dopo la chiusura della procedura e, in ogni caso, dopo tre anni dalla sua apertura, al di fuori dei casi di frode o malafede e purché ci sia stata collaborazione con gli organi della procedura. Saranno previste inoltre particolari forme di esdebitazione di diritto riservate alle insolvenze minori.
Per facilitare una composizione assistita, verrà poi introdotta una fase di allerta, stragiudiziale e confidenziale, volta a dare sostegno all’impresa e ad anticipare l’emersione della crisi, attivabile direttamente dal debitore o d’ufficio dal Tribunale su segnalazione da parte dei creditori pubblici. Tale fase preventiva, volta ad evitare la liquidazione giudiziale, sarà affidata, in caso di procedura su base volontaria, ad un organismo pubblico istituito su base provinciale presso le camere di commercio, e in caso di procedura d’ufficio, ad un esperto designato dal Giudice. La soluzione concordata con i creditori per risolvere la crisi dovrà essere raggiunta entro 6 mesi dall’attivazione della fase di allerta. L’imprenditore che attiverà tempestivamente l’allerta o si avvarrà di altri istituti per la risoluzione concordata godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali). Dalla procedura di allerta saranno escluse le società quotate e le grandi imprese.
La riforma razionalizzerà altresì l’istituto del concordato preventivo, restringendo il campo all’ipotesi del c.d. concordato in continuità. Tale istituto garantirà la continuità aziendale all’impresa in situazione di crisi reversibile, con il mantenimento di livelli occupazionali adeguati e assicurando nel tempo una maggiore soddisfazione dei creditori. Resterà fermo l’onere per l’impresa di corrispondere almeno il 20% dell’ammontare totale dei crediti chirografari ai creditori in caso di proposta di natura liquidatoria.
Verrà inoltre promosso l’accordo di ristrutturazione dei debiti. Il testo di legge infatti prevede che il debitore, con l’omologazione del Tribunale, potrà chiedere che gli effetti dell’accordo di ristrutturazione vengano estesi “anche alla minoranza di creditori che non hanno aderito all’accordo stesso, purché al medesimo abbiano aderito i titolari di crediti finanziari, pari almeno al 75% dell’ammontare complessivo“. Verrà così favorito un processo decisionale più rapido impedendo al contempo la “dittatura” dei creditori di minoranza.
La riforma della legge fallimentare riconoscerà infine la centralità dei controlli societari, rafforzando quindi il ruolo di sindaci e revisori, sebbene con le opportune distinzioni.
Il team Restructuring and Insolvency di Andersen & Legal è a disposizione per fornire maggiori informazioni e chiarimenti in merito ai contenuti della Riforma in commento.