La responsabilità illimitata del liquidatore verso i creditori insoddisfatti per violazione della par condicio creditorum

La terza sezione civile della Suprema Corte, con l’ordinanza n. 11304 del 12 giugno 2020, si è pronunciata in merito alla responsabilità ‘illimitata’ del liquidatore verso i creditori della società rimasti insoddisfatti, nel caso in cui sia stato violato il principio della par condicio creditorum.

Qualora, a seguito della cancellazione della società (ex art.2495, comma II, c.c.), il liquidatore abbia azzerato la massa attiva, rendendo così impossibile la soddisfazione di un credito non appostato nel bilancio finale, è possibile ravvisare una responsabilità ‘illimitata’ in capo al liquidatore verso il creditore insoddisfatto, titolare di un credito sociale. Nel caso di specie, infatti, è emerso che il liquidatore, presa cognizione – durante la fase di liquidazione – del credito di natura privilegiata, avesse ciò nonostante effettuato il pagamento di altri debiti sociali, violando il principio della par condicio creditorum e lasciando insoddisfatto il creditore privilegiato.

Trattandosi di mancato pagamento di un debito sociale riferibile all’attività compiuta dal liquidatore nell’esercizio delle sue funzioni, la Suprema Corte che l’art.2495, comma II, c.c. delinea specificamente la responsabilità dei soci e del liquidatore, definendo poi che grava sul creditore stesso l’onere di provare la violazione del principio della par condicio creditorum, che gli abbia comportato l’ingiusto danno.

La sostanziale differenza tra la responsabilità dei soci e la responsabilità del liquidatore dopo la cancellazione della società risiede nel fatto che, per i primi, si tratta di una responsabilità ‘limitata’ all’eventuale ripartizione dell’attivo in loro favore; al contrario, la responsabilità del liquidatore è ‘illimitata’, poiché non rileva l’eventuale sussistenza di un residuo attivo da ripartire tra i soci, o l’appostazione a bilancio del debito non pagato, quanto piuttosto la colpa per non aver adempiuto al proprio obbligo di procedere a un’ordinata liquidazione del patrimonio sociale, tramite una corretta e fedele ricognizione dei debiti sociali. In tal caso, è onere del creditore dedurre e allegare le specifiche condotte del liquidatore che abbiano violato tali obblighi.

In conclusione, i Giudici di legittimità hanno statuito il seguente principio di diritto: «in tema di responsabilità del liquidatore nei confronti dei creditori sociali rimasti insoddisfatti dopo la cancellazione della società, ex art. 2495, comma 2, cod. civ., il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva non in grado di soddisfare un credito non appostato nel bilancio finale di liquidazione, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso, qualora sia allegato e dimostrato che la gestione operata dal liquidatore evidenzi l’esecuzione di pagamenti in spregio del principio della par condicio creditorum, in violazione delle cause legittime di prelazione ex art. 2741, secondo comma, cod. civ.. Pertanto, ove il patrimonio si sia rivelato insufficiente per soddisfare alcuni creditori sociali, il liquidatore, per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in riferimento al dovere di svolgere un’ordinata gestione liquidatoria del patrimonio sociale destinato al pagamento dei debiti sociali,, ha l’onere di allegare e dimostrare che l’intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741, cod. civ.».

 

In allegato l’ordinanza della Cassazione.

Fabiano Belluzzi