La regola dei dodici giorni per l’emissione della fattura non può essere sempre adottata

La fattura, ai sensi dell’art. 21, comma 4, del DPR 633/1972 deve essere emessa al momento dell’effettuazione dell’operazione, determinato a norma dell’art.6 dello stesso DPR.
Con l’introduzione della fattura elettronica, la disposizione introdotta dall’art. 11 del DL 119/2018 (successivamente modificata dal DL crescita), al fine di agevolare l’invio dei documenti fiscali tramite il Sistema di Interscambio ha previsto un termine di 12 giorni dall’effettuazione della prestazione.
Peraltro, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 14/2019, ha puntualizzato la salvezza, anche con riguardo alla fatturazione elettronica, dei “più ampi termini di emissione della fattura previsti da disposizioni speciali”.
Una prima eccezione alla regola generale si ritrova all’art. 3 del DM 31/10/1974 stabilisce che : “per le somme ricevute in deposito, globalmente e indistintamente, sia a titolo corrispettivo che a titolo di spese da sostenere in nome e per conto dei clienti, gli esercenti la professione notarile, forense e dottore commercialista, devono emettere la fattura , relativamente al pagamento dei corrispettivi, entro sessanta giorni dalla data di costituzione del deposito”. La disposizione indicata si riferisce esplicitamente al termine di emissione e non dal momento dell’effettuazione della prestazione: in base alla detta previsione, un legale lavoratore autonomo che percepisca in data 1° Settembre 2019 somme in deposito, dovrà emettere la fattura entro e non oltre il 30 Ottobre del 2019.
Altra ipotesi speciale è rappresentata dal caso delle cessioni di beni inerenti a contratti estimatori ,ovvero quei casi in cui una parte (tradens) consegna una o più cose mobili alla seconda (accipiens), la quale è obbligata a pagarne il prezzo a meno che non decida di restituirle entro un determinato termine. Ai fini IVA, la consegna o la spedizione dei beni non costituisce il momento impositivo, ma l’imposta diviene esigibile solo quando il bene viene venduto a terzi, ovvero non restituito alla scadenza del termine prefissato o, in via residuale, dopo che sia decorso un anno dalla consegna.
Si ritiene pertanto che, trascorso tale termine, la fattura attestante la cessione del bene debba essere trasmessa allo SDI entro i successivi 12 giorni.
Il differimento del termine di trasmissione è applicabile, inoltre, alle note di variazione ex art. 26 del DPR 633/1972. L’emissione della nota di credito è assoggettata a limiti temporali stabiliti espressamente dall’art. 26 DPR 633/1972: in particolare nel caso di riduzione dell’imponibile o dell’imposta, il documento deve essere emesso entro un anno dall’effettuazione dell’operazione alla quale si riferisce onde consentire al cedente o prestatore operare la detrazione dell’imposta corrispondente alla variazione.