La reciproca richiesta dei contraenti determina in ogni caso la risoluzione contrattuale

Cassazione Civile, VI sez. civile, ordinanza n. 19706/2020

La Suprema Corte, con l’ordinanza in oggetto, ha ribadito il principio (v. Cass. 26907/2014) secondo cui il Giudice debba comunque dichiarare la risoluzione del contratto, quando i contraenti ne facciano reciprocamente richiesta.

Gli Ermellini, nell’esaminare un ricorso avverso la sentenza n. 728/2018 della Corte d’Appello di Perugia, hanno confermato il precedente orientamento giurisprudenziale, secondo il quale la richiesta di entrambe le parti della risoluzione contrattuale determina la necessità di risolvere il contratto. Nel caso di specie, il contenzioso ha avuto origine da una richiesta di condanna alla vendita – ex art.2932 – di un immobile, sulla base di un contratto preliminare, da parte degli attori, al quale aveva fatto seguito la domanda riconvenzionale di risoluzione per inadempimento. Nel corso della causa, gli attori hanno mutato la loro domanda richiedendo, a loro volta, la risoluzione per inadempimento.

A seguito di due sentenze sfavorevoli agli attori, sia in primo che in secondo grado, la Cassazione ha deciso di accogliere il ricorso, rinviando alla Corte d’Appello perugina. In particolare, nell’accogliere il ricorso la Cassazione ha ripreso il principio di diritto secondo il quale, pur essendo le volontà delle parti estranee ad un mutuo consenso negoziale risolutorio, queste si siano dirette all’identico scopo dello scioglimento del rapporto negoziale, di tal ché va dichiarata la risoluzione del rapporto contrattuale sorto tra le parti.

In allegato è possibile trovare l’ordinanza.

Fabiano Belluzzi