La Cassazione sulla sospensione dell’efficacia della delibera assembleare di esclusione di un socio

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 24939/2019, ha affrontato la questione della natura del provvedimento cautelare di sospensione della delibera assembleare di esclusione di un socio da una società in accomandita semplice. Il tema in esame è se l’ordinanza cautelare possa o meno avere efficacia anticipatoria degli effetti della futura sentenza, che pronuncia sulla validità della delibera, la quale ha natura costitutiva, opera ex tunc e non è suscettibile di produrre effetto prima del passaggio in giudicato.
Secondo un primo orientamento, il provvedimento di sospensione ha effettivamente natura anticipatoria per cui, ex art. 669 octies c.p.c., non perde efficacia in caso di estinzione del giudizio di merito.
Per altra dottrina, la sospensione degli effetti di una delibera assembleare non può qualificarsi anticipatoria, essendo meramente preordinata ad evitare che l’esecuzione della delibera medesima determini modificazioni di fatto o di diritto non reversibili. In altri termini, con riguardo alle sentenze costitutive, la tutela cautelare riguarda la statuizione consequenziale alla pronuncia costitutiva, non potendo determinarsi in via cautelare la costituzione di un diritto, effetto che può derivare solo dalla sentenza.
Alla luce di tali orientamenti, la Suprema Corte ha osservato che la finalità del provvedimento di sospensione della delibera di esclusione è quella di evitare che la durata del giudizio possa incidere irreversibilmente sulla posizione del socio e di consentire, laddove ne ricorrano i presupposti, un ripristino provvisorio del rapporto societario.
Nel caso sottopostole, la Corte di Cassazione ha, pertanto, statuito che “il provvedimento cautelare sospensivo dell’efficacia della delibera di esclusione del socio di s.a.s. non può avere contenuto anticipatorio della sentenza costitutiva – che sola, accerta i presupposti legittimanti l’esclusione del socio dalla compagine societaria, producendo, in caso d’accoglimento, la produzione dell’effetto modificativo dell’assetto societario – poiché esplica un’efficacia interinale ontologicamente coincidente al contenuto della sentenza e non riveste, dunque, i caratteri di una pronuncia accessoria diretta a salvaguardare gli effetti esecutivi discendenti dalla (emananda) medesima sentenza costitutiva”.
Alla luce di quanto esposto, la Suprema Corte, con l’arresto in commento, ha statuito che il provvedimento cautelare in ordine all’impugnazione della delibera di esclusione del socio non sia suscettibile di divenire definitivo ex art. 669 octies c. 6 e c. 8 c.p.c., atteso che, in tal caso, esso sortirebbe i medesimi effetti di una sentenza di merito avente natura costitutiva.