Certificazione dei corrispettivi per la sosta: IVA nei parcheggi

Specificità IVA per il settore della gestione di autorimesse. La certificazione delle operazioni, la trasmissione telematica dei corrispettivi, i report di scassettamento e la rivendita di titoli di sosta.

La gestione delle autorimesse rappresenta un settore che, ai fini IVA, ha spesso richiesto l’emanazione di una normativa ad hoc o di deroghe specifiche alla disciplina generale comunemente applicabile.

La sua peculiarità, che ha spesso indotto il Legislatore a considerarlo congiuntamente al settore del trasporto pubblico urbano, è il fatto di basarsi, nella maggioranza dei casi, su sistemi automatizzati per l’accesso ai parcheggi e per il pagamento dei corrispettivi dovuti per la sosta, dotati di software in grado di memorizzare i pagamenti della giornata e di emettere, a fronte di questi, documenti specifici (“biglietti”). Il fatto che il perfezionamento dell’operazione, cioè il pagamento del corrispettivo, sia gestito non da un operatore ma da un dispositivo automatico ha richiesto opportuni accorgimenti al fine di semplificare gli adempimenti in capo agli esercenti del settore.

Il nostro approfondimento fornisce una breve panoramica degli aspetti più caratteristici di tale attività.

 

Certificazione delle operazioni

Come tutti i contribuenti, anche i gestori di autorimesse hanno l’obbligo di certificare i corrispettivi riscossi per la sosta (articolo 12, comma 1, Legge del 30 dicembre 1991, n. 413). Tale obbligo può essere adempiuto, indipendentemente dall’esercizio di apposita opzione, mediante il rilascio di ricevuta fiscale oppure di scontrino fiscale, fatta salva la facoltà del cliente di richiedere in alternativa l’emissione della fattura (articolo 1 del D.P.R. del 21 dicembre 1996, n. 696). Tuttavia, qualora la determinazione oppure il pagamento del corrispettivo venga effettuato con apparecchiature funzionanti a monete, gettoni, tessere, biglietti, tessere magnetiche o strumenti similari, il gestore è esonerato dall’obbligo di certificazione fiscale (articolo 2, lett. gg), D.P.R. n. 696/96).

In presenza quindi di dispositivo con sbarra automatica che consenta il pagamento della sosta anche in assenza dell’operatore, non è necessaria l’emissione di scontrino fiscale o ricevuta fiscale da parte del gestore dell’autorimessa. È sufficiente la sola annotazione delle operazioni nel registro dei corrispettivi (previsto dall’articolo 24 del D.P.R. 633/72). Ancora una volta, l’esonero vale esclusivamente nell’ipotesi in cui il cliente non richieda specificatamente l’emissione della fattura.

L’Agenzia delle Entrate stabilisce che “La ratio dell’esclusione delle operazioni sopra citate dall’obbligo di certificazione, è da cogliere, sostanzialmente, nella necessità di non gravare di adempimenti eccessivamente impegnativi il prestatore di servizi che calcoli o riscuota il corrispettivo attraverso apparecchiature meccaniche o informatizzate, o tramite strumenti similari.

Ciò anche in considerazione della marginalità economica delle singole operazioni” (Risoluzione 11 marzo 2008, n. 86/E). L’Ufficio inoltre reputa che “(…) la norma in esame abbia individuato in via esemplificativa alcuni strumenti di pagamento, senza escluderne altri che assolvono la medesima funzione”.

Nello specifico, la Risoluzione equipara ai mezzi esplicitamente citati dalla norma (articolo 2, lett. gg), D.P.R. n. 696/96), un sistema di gestione della sosta progettato per il funzionamento tramite telefono via sms o Internet e che consenta il pagamento attraverso carta di credito o RID.

 

Trasmissione telematica dei corrispettivi

Gli esercenti del commercio al minuto devono memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi giornalieri all’Amministrazione Finanziaria con decorrenza dal 1° gennaio 2020 (articolo 2, Dlgs n. 127 del 2015). Tale obbligo riguarda solo in parte i gestori di autorimesse. Infatti, tra le operazioni esonerate figurano quelle “non soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi (articolo 1, comma 1, lett. a), decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze, 10 maggio 2019). Pertanto, le operazioni realizzate con sistemi automatizzati di gestione della sosta – già esonerate dall’obbligo di certificazione – beneficiano conseguentemente anche dell’esonero dalla memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate.

L’obbligo chiaramente persiste, invece, per quelle operazioni in relazione alle quali non vige l’esonero dalla certificazione – quali, ad esempio, le operazioni concluse direttamente con l’operatore – e per le quali non si sia proceduto all’emissione ed alla trasmissione della fattura elettronica. Vale la pena ricordare che l’esonero non è definitivo perché potrebbe venir meno in una fase successiva.

Si ricorda inoltre come l’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri fosse stato anticipato già al 1° aprile 2017 per gli operatori che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi tramite distributori automatici (articolo 2, comma 2, Dlgs n. 127/2015). Anche in questo caso, tuttavia, una Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate aveva affermato che “non possono rientrare nell’obbligo di memorizzazione ed invio telematico dei corrispettivi i distributori dei biglietti di trasporto e di sosta, per i quali gli apparecchi automatici non solo fungono da mero strumento di pagamento di un servizio che sarà reso altrimenti, ma erogano ciò che a tutti gli effetti è una certificazione fiscale di tale servizio (articoli 12, comma 1, L. n. 413/1991 e 1, comma 1, D.M. 30 giugno 1992), risultando illogico duplicare una stessa attività (ossia la certificazione del corrispettivo reso per il servizio, prima con l’emissione del biglietto e, poi, con l’invio telematico degli stessi dati).

Resta, in ogni caso, la facoltà di procedere su base volontaria all’invio dei corrispettivi mediante apposito registratore telematico o attraverso la procedura web dell’Agenzia delle Entrate.

 

Obbligo di conservazione dei “report di scassettamento”

Per i gestori di autorimesse è necessaria la conservazione dei cosiddetti “report di scassettamento”, vale a dire la stampa estrapolata dai sistemi automatizzati a barriere attestante “la somma dei mezzi fisici di pagamento incassati nella sessione ed il valore complessivo storico e della memorizzazione su memoria non volatile dei totali corrispettivi storici” (Interpello n.48 all’Agenzia delle Entrate, 24 ottobre 2018). Tali documenti rientrano tra le scritture contabili per le quali vi è obbligo di tenuta e conservazione (articolo 22, D.P.R. 600/72).

La gestione dei dati fiscali memorizzati dalle macchine emettitrici dei titoli di trasporto è equiparata a quella dei titoli di parcheggio (D.M. 30.07.2009). Per questo motivo, “il gestore del parcheggio deve eseguire annotazioni similari a quelle che dallo stesso deriverebbero, assumendo rilevanza qualunque documento (come il report di “scassettamento”) che consenta di giustificare tali annotazioni, nonché di controllarne la correttezza” (D.M. 30.06.1992).

 

Rivendita di titoli di sosta

Accade di frequente che i gestori di autorimesse si affidino a soggetti terzi per la gestione delle prenotazioni on line, ad esempio a piattaforme e portali specificatamente dedicati alla ricerca e prenotazione di posti auto in strutture convenzionate.

Il ricorso a questi intermediari può sfociare nella fattispecie del mandato con o senza rappresentanza, ma ai fini IVA la disciplina applicabile è univoca: trattasi infatti di cessioni di titoli di sosta di gestori privati, rientranti nel regime “speciale” monofase (articolo 74, comma 1, lett. e), D.P.R. 633/72). Ciò significa che l’IVA su tali operazioni viene assolta una sola volta alla fonte dal gestore dell’autorimessa, mentre tutti i passaggi successivi – come le cessioni effettuate dai rivenditori terzi agli utenti finali – sono esclusi dal campo di applicazione dell’imposta.

“In relazione alle operazioni di vendita, nei documenti eventualmente rilasciati, l’imposta non è indicata separatamente dal corrispettivo della prestazione, salvo che per quelle effettuate dall’esercente direttamente nei confronti di soggetti esercenti attività d’impresa, arti o professioni utilizzatori del servizio. In tal caso la fattura è emessa dall’esercente entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta” (articolo 1, comma 2, del D.M. 30.07.2009).

Il gestore è tenuto semplicemente ad annotare nel registro dei corrispettivi, entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui è avvenuta la cessione dei titoli di sosta (mediante acquisto da parte degli utenti finali), l’ammontare globale dei corrispettivi relativi al mese anteriore, scorporando e versando poi l’IVA corrispondente.

Il rivenditore effettua invece le cessioni agli utenti finali, certificandole con ricevuta emessa in nome e per conto proprio, senza indicazione separata dell’imposta e con specificazione che l’operazione non è soggetta a IVA (ai sensi dell’articolo 74).

In caso di richiesta di fattura da parte dell’utente finale – soggetto passiva IVA – al rivenditore, quest’ultimo sarà tenuto a emettere fattura elettronica in nome e per conto del gestore privato del parcheggio, che andrà indicato nel campo “SOGGETTO EMITTENTE”, esponendo l’importo dell’IVA e inserendo nel campo “ALTRI DATI GESTIONALI” il riferimento al regime monofase (interpello n. 135 del 2019 dell’Agenzia delle Entrate).

Non solo, anche i compensi corrisposti ai rivenditori sono assorbiti dal regime monofase (articolo 2, comma 4, D.M. 30.07.2009) e certificati direttamente dal gestore dell’autorimessa mediante autofattura emessa senza IVA (articolo 74, comma 1, lett. e), D.P.R. 633/72) e successivamente integrata con il meccanismo del reverse charge.

Con l’avvento della fatturazione elettronica obbligatoria, ciò si è tradotto nell’emissione da parte del gestore di una fattura per conto di terzi – il rivenditore appunto – con indicazione delle generalità nei campi riservati al soggetto emittente e con codice natura dell’operazione N6 oppure N3 e imposta a zero. La fattura deve essere quindi trasmessa al Sistema di Interscambio e copia della stessa deve essere inoltrata al rivenditore affinché possa procedere all’annotazione nel registro IVA vendite. L’integrazione IVA invece va effettuata esclusivamente nei registri IVA del gestore.

Nel caso in cui, infine, il rivenditore terzo sia un soggetto passivo residente in altro Stato Membro UE, capita sovente che faccia pervenire al gestore dell’autorimessa la fattura emessa per il proprio compenso. Questa, tuttavia, non ha alcuna valenza ai fini IVA in Italia e non esenta il gestore dall’emissione dell’autofattura per l’aggio, che non andrà consegnata alla controparte.

L’operazione costituisce operazione intracomunitaria e andrà pertanto comunicata con Intrastat – qualora ricorrano i presupposti per la presentazione del modello – nonché con esterometro, a meno che non si opti per l’emissione dell’autofattura elettronica in luogo di quella cartacea, con relativa trasmissione al Sistema di Interscambio.

 

I nostri professionisti sono a disposizione per fornire chiarimenti sul tema.