Gli studi professionali rispondono alle sfide poste da Big data e IA

Italia Oggi dedica un approfondimento all’impatto che intelligenza artificiale, cybersecurity e big data hanno sull’attività degli studi legali d’affari. Infatti, si stima che quasi 2/3 delle aziende europee offre prodotti e servizi data-driven, mentre il 26% intende farlo nel prossimo futuro, ma solo il 36% di queste dispone di un’adeguata strategia sui dati. A conferma di ciò, a livello Europeo sono state sviluppate normative che permettono di implementare e utilizzare l’intelligenza artificiale secondo principi di sicurezza e affidabilità. Questa situazione rende fondamentale il servizio offerto dai consulenti: il diritto, le norme e le regole contrattuali consentono di controllare ciò che può accadere anche indipendentemente dalla volontà di chi crea o impiega queste tecnologie.

Marco Giorgi, partner di Andersen esperto di diritto societario comparato, corporate governance, strutturazione legale e finanziaria e in apporto di capitale di rischio, ricorda come le principali novità introdotte dalla rivoluzione tecnologica siano ormai note alla maggior parte dei professionisti. Gli studi legali hanno approcciato questi fenomeni per offrire servizi capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato e rendere più efficienti i propri processi professionali. “Solo poche realtà sono effettivamente riuscite a sviluppare strumenti nuovi di effettivo utilizzo, più spesso si sono adottate soluzioni già esistenti”, ha commentato l’avvocato. “Ci si è resi conto che le capacità applicative richiedono investimenti ingenti e competenze specifiche a oggi non presenti sul mercato. Si è manifestata la necessità di una nuova figura professionale che si ponga a metà fra l’avvocato e lo sviluppatore, che sia in grado di comprendere gli strumenti offerti da machine learning, big data e modelli Dlt, ma che abbia al contempo una formazione giuridica.”