Iscrizione nel registro delle imprese delle start-up innovative

Con la recente sentenza del 5 aprile 2019 del Tribunale di Roma viene ribadito il principio secondo cui l’Ufficio del Registro delle Imprese non può rifiutare l’iscrizione nella sezione speciale ad una start-up innovativa, salvo il caso di manifesta carenza nell’oggetto sociale dei caratteri di innovatività ed alto valore tecnologico dei prodotti o servizi offerti dall’impresa.

Secondo la disposizione dell’art. 25, comma 12, del Dl 179/2012, infatti, la start-up innovativa viene automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese, a seguito della compilazione e presentazione della domanda in formato elettronico, se contiene le informazioni elencate nello stesso comma 12 dell’art. 25. All’Ufficio del Registro delle Imprese spetta, dunque, soltanto un controllo formale della regolarità della presentazione della domanda nonché della completezza della documentazione richiesta dalla legge ai fini di iscrizione nella sezione speciale.

Come espressamente previsto al comma 9 dell’art. 25, ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, la sussistenza dei requisiti per l’identificazione della start-up innovativa deve essere attestata mediante apposita autocertificazione prodotta dal legale rappresentante, il quale se ne assumerà la responsabilità agli effetti penali.

Dalla citate disposizioni consegue, dunque, che la legge non attribuisce all’Ufficio del Registro delle Imprese alcun potere di controllo di merito sulla corrispondenza dell’oggetto sociale ai requisiti di innovatività o sull’alto valore tecnologico dei prodotti o servizi richiesti per la configurazione di una start-up innovativa. Tuttavia, l’Ufficio medesimo è legittimato alla verifica di coerenza tra il tipo normativo “start up innovativa” e il programma enunciato nell’oggetto sociale: pertanto, in caso di manifesta eterogeneità rispetto al tipo normativo, la domanda è suscettibile di rigetto di iscrizione, poiché il divario fra l’aspetto sostanziale e quello meramente dichiarativo è così palese che non si necessita di alcuna istruttoria di merito per individuarlo (così Tribunale di Torino, Ordinanza del 10 febbraio 2017).

Sulla base dei principi sopra esposti il Tribunale di Roma, nella sentenza del 5 aprile 2019, ha ritenuto che le verifiche di compatibilità consentite all’Ufficio del Registro delle Imprese debbano limitarsi ad una valutazione concernente l’oggetto sociale come indicato nell’atto costitutivo della società e non possano superare tale limite. Di conseguenza, nel caso affrontato dai giudici romani, l’Ufficio del Registro delle Imprese non poteva svolgere un vaglio sulle concrete modalità di esecuzione di un aumento di capitale, ancorché da esse potessero derivare incertezze sul mantenimento dei presupposti che giustificano la qualifica di start-up innovativa e sul raggiungimento degli scopi sociali.