IRAP: stop al raddoppio dei termini

Il raddoppio dei termini in presenza di un reato tributario non trova applicazione in materia di IRAP: è questa la posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate su un tema da vari anni oggetto di diatriba tra contribuente ed Agenzia.

Per le attività di accertamento relative al tributo regionale si fa rinvio all’articolo 43 del DPR 600/1973. La norma in questione prevedeva fino al periodo d’imposta 2015, che nel caso di violazione con obbligo di denuncia per uno dei reati tributari di cui al D.Lgs. 74/2000 i termini di verifica fossero raddoppiati. Ciò nonostante l’estensione all’IRAP dei maggiori termini di accertamento appariva dubbia in quanto i reati tributari riguardano solamente illeciti alle imposte sui redditi e all’IVA.

Sull’argomento si erano tuttavia già espresse sia la Guardia di Finanza, che con la Circolare 1/2018 ha escluso il raddoppio dei termini per le violazioni IRAP sia la Suprema Corte, che ha perentoriamente escluso l’applicabilità dell’estensione temporale. Quest’ultima infatti risulterebbe illegittima data la mancanza stessa del presupposto, ovvero la commissione di un reato.

Ora il dietrofront dell’Agenzia delle Entrate, che ha finalmente preso atto di aver sostenuto sin qui un’interpretazione errata sulla questione. La stessa Agenzia, sulla scorta dell’orientamento assunto, dovrà conseguentemente abbandonare le contestazioni IRAP notificate oltre i termini ordinari di decadenza.
A rigor di logica, ciò dovrebbe riflettersi anche in ipotesi di adesione alle misure previste dal DL fiscale 119/2018: considerando, per esempio, le contestazioni contenute nei PVC consegnati entro il 24 ottobre 2018 si può ritenere che il contribuente possa procedere alla sua definizione senza considerare l’IRAP dal totale dovuto essendo alquanto inverosimile dover dichiarare e corrispondere un’imposta accertata fuori termine e ritenuta illegittima.

Anche per quanto riguarda gli avvisi di accertamento per i quali ad oggi non sono ancora scaduti i termini per la sanatoria, trattandosi di atti impositivi, sarebbe auspicabile un intervento dell’Amministrazione per annullare la rettifica illegittima. In merito, invece, all’adesione agli accertamenti in relazione a cui le imposte risultano essere già state versate, sarà improbabile un loro recupero. Infine sarà necessario che gli uffici con riferimento ai contenziosi pendenti procedano ad annullare la contestazione in modo da consentirne la definizione al “netto” di tale rettifica.