L’impiego dell’intelligenza artificiale per contrastare l’evasione fiscale

Francesco Marconi, partner Andersen e coordinatore europeo e italiano del dipartimento International Tax, commenta in un articolo di Bloomberg l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per contrastare l’evasione fiscale da parte del governo italiano. Si tratta di una strategia che sta iniziando a portare i primi risultati, ma che deve confrontarsi con le stringenti normative europee per la tutela della privacy.

Durante la scorsa estate il Ministero dell’Economia e della Finanza ha autorizzato l’Agenzia delle Entrate a lanciare l’algoritmo VeRa, che incrocia le dichiarazioni dei redditi, i guadagni, i registri immobiliari, i conti bancari e le transazioni elettroniche per individuare i contribuenti a rischio di mancato pagamento. Perché questo sistema sia efficace sono necessari dataset di grandi dimensioni che devono rispettare il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD) pubblicato nel 2016 sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Questa normativa specifica che i dati possono essere utilizzati solamente per scopi accettati dai loro titolari, ma sono previste numerose eccezioni: i funzionari autorizzati possono trattarli per “compiti di interesse pubblico” e per prevenire e indagare sui reati, fra i quali rientra anche l’evasione fiscale. Inoltre, gli algoritmi devono essere trasparenti, i dati anonimi e gli input non possono essere discriminatori. Ciò comporta che, se viene individuata un’area geografica particolarmente problematica, non è permesso programmare gli algoritmi per monitorare gli input provenienti esclusivamente da tale regione.

Il Garante per la protezione dei dati personali italiano, che monitora l’attuazione del RGPD, ha implementato la propria attività, intraprendendo azioni decisive nei confronti di numerose aziende. Fra le iniziative attuate per arginare il problema rientrano anche l’obbligo di fatturazione elettronica e il dovere per tutti i venditori di accettare i pagamenti digitali. Anche a livello internazionale l’IA è sempre più utilizzata per il monitoraggio fiscale, ma pochi Paesi possono contare su banche dati come quella a disposizione dell’Italia. Si tratta di un punto di partenza importante per provare a sanare la situazione nazionale, la più critica in Europa per quanto riguarda l’evasione: ogni anno sono persi più di 99 miliardi di euro a causa delle tasse non pagate e durante la pandemia il fenomeno si è aggravato ulteriormente. Fra i fattori che hanno portato a questo risultato vi sono le elevate imposte sul reddito, l’abitudine ai pagamenti in contanti e la tolleranza culturale verso il mancato pagamento dei tributi, che accompagna il sentimento diffuso che i servizi statali non siano all’altezza di quanto versato.

“Probabilmente l’intelligenza artificiale continuerà a essere utilizzata per arginare l’evasione fiscale, ma non sembra essere questo l’obiettivo principale del nuovo governo”, ha commentato Marconi. Infatti, l’attenzione è stata posta sull’espansione della “flat tax” del 15% a tutti i lavoratori autonomi che guadagnano meno di 65.000 euro all’anno e di recente la presidente del Consiglio Meloni ha dichiarato di voler concentrare gli sforzi sul contrasto agli “evasori totali, le grandi aziende e le grandi frodi IVA”, offrendo al contempo una tregua alle piccole e medie imprese non in regola.