Impedito l’accesso al concordato preventivo per le società cancellate dal registro delle imprese

Supreme Court ruling n. 4329/2020Corte di Cassazione, Sezione I Civile, sentenza n. 4329/2020

Con una recente Sentenza (Cass. 4329/2020), la Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente il tema del rapporto tra la cancellazione della società dal registro delle imprese (ex art.2495 Codice civile), di cui sia richiesto il fallimento entro un anno dalla cancellazione (art. 10 L. Fall.), e la possibilità di accedere al regime di concordato preventivo: dal combinato disposto dagli artt. 2495 c.c. e 10 L. Fall., emerge che non può essere presentata domanda per l’accesso alla procedura.

La Corte di Cassazione, riprendendo un suo precedente giurisprudenziale (Cass. 21286/2015), ha ribadito che la ratio sottesa all’istituto del concordato preventivo consiste nel ripianamento di una situazione di crisi in cui versa l’impresa. Di conseguenza, la scelta di cessare l’attività imprenditoriale, cancellando la società dal registro delle imprese, impedisce di poter accedere alla procedura, diretta al risanamento strutturale della situazione imprenditoriale.

Si tratta di un orientamento giurisprudenziale fortemente legato alla nuova formulazione normativa dell’art.2495 c.c., dal quale deriva l’effetto estintivo del soggetto giuridico, con la conseguente perdita di capacità e di legittimazione societaria anche in capo ai singoli soci, desumendosi che la titolarità dell’esercizio di eventuali azioni giudiziarie (la cui titolarità sarebbe spettata alla società poi estinta) sia venuta meno per una volontaria rinuncia conseguente alla cancellazione. Nella normativa previgente, invece, la cancellazione dal registro delle imprese non determinava l’estinzione della società, in quanto subordinata all’effettiva liquidazione dei rapporti giuridici pendenti facenti capo ad essa.

La Cassazione ha quindi voluto allinearsi con il nuovo Codice della Crisi d’Impresa, il cui art.33, ultimo comma, stabilisce che: “La domanda di accesso alla procedura di concordato preventivo o di omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti presentata dall’imprenditore cancellato dal registro delle imprese è inammissibile”.

Attestata dunque l’inammissibilità stabilita dalla Suprema Corte, al liquidatore della società cancellata resta esclusivamente la possibilità di opporsi contro un eventuale ricorso per la dichiarazione di fallimento e di presentare un reclamo verso la declaratoria di fallimento (ex art.18 L. Fall.), senza quindi la possibilità di accedere a diversi istituti di regolazione della crisi, che necessitano della persistente esistenza di una realtà imprenditoriale rispetto alla quale possa risultare necessario assicurare, tramite il concordato preventivo, la risoluzione della crisi.

Fabiano Belluzzi