Il Diritto all’oblio e la deindicizzazione

La Cassazione con l’ordinanza n. 9147 dello scorso 19 maggio è ritornata sul dibattuto rapporto tra il diritto all’oblio e il diritto di cronaca ribadendo come la misura idonea a bilanciare gli interessi individuali del singolo ad essere dimenticato, e quelli della collettività a non dimenticare una vicenda di interesse pubblico, non sia la cancellazione di tale evento da qualsiasi archivio on line ma la sua deindicizzazione da parte dei motori di ricerca.

Il dato pubblicato, così, viene conservato, ma reso accessibile non più tramite gli usuali motori di ricerca bensì esclusivamente nell’archivio storico di uno specifico sito internet.

 

La vicenda trae origine dal ricorso proposto da un editore di un quotidiano on line avverso la sentenza con cui nel 2017 il Tribunale di Pescara ordinava nei suoi confronti la cancellazione dall’archivio digitale di una notizia riguardante il patteggiamento ad 8 mesi di pena da parte di un soggetto coinvolto in una serie di reati (frode in pubbliche forniture, sostituzione di persona e falso in atto pubblico commesso da privato).

Il Tribunale aveva ritenuto illegittima la memorizzazione nella rete internet dei dati personali di un soggetto che era stato al centro di una vicenda  la cui finalità di cronaca si era esaurita con la sentenza di patteggiamento, non essendo sopravvenuti nuovi elementi che potessero dare attualità alla notizia. A tutela del soggetto protagonista della vicenda giudiziaria doveva perciò riconoscersi il diritto all’oblio per il tramite appunto della cancellazione della notizia.

 

La pronuncia impugnata partiva (dall’errato) presupposto di riconoscere il diritto all’oblio come un diritto assoluto che debba prevale erga omnes e a discapito di ogni altro interesse, incluso quello della collettività ad essere informata.  La Cassazione ha invece ribadito, secondo l’orientamento prevalente a livello giurisprudenziale, la necessità di dover bilanciare l’interesse individuale e quello pubblico.

Da una parte abbiamo l’individuo che ha il diritto a non rimanere esposto, senza limiti di tempo, ad una rappresentazione non più attuale della propria persona, derivante dalla disponibilità di una notizia relativa a fatti commessi in passato che per il trascorrere del tempo hanno perso la connotazione pubblica per diventare un fatto meramente privato. Se così non fosse verrebbero pregiudicate la sua reputazione e la sua riservatezza.

Allo stesso modo, permane l’interesse del pubblico ad essere informato e poter accedere ai fatti che possono avere una rilevanza per la collettività. Solo considerando questi due interessi contrapposti si può comprendere la finalità del diritto all’oblio ovvero, non precludere la divulgazione di notizie e fatti appartenenti alla sfera intima della persona, ma impedire che fatti già legittimamente pubblicati, quindi sottratti al riserbo, possano essere rievocati al venir meno dell’attualità di una notizia e della sua utilità sociale.

Lo scorrere del tempo modifica la personalità dell’individuo e la ripubblicazione, la disponibilità, di una notizia già divulgata in un lontano passato può trasmettere una immagine della persona diversa da quella al momento esistente, con lesione appunto della identità personale e della reputazione che alla nuova immagine si accompagna.

 

In considerazione del detto bilanciamento la Corte precisa che la tutela del diritto all’oblio può trovare preminente soddisfazione nella deindicizzazione dell’articolo sui motori di ricerca generali o in quelli predisposti dall’editore. Nel caso di specie, la Corte accoglieva il ricorso dell’editore, cassando la sentenza impugnata, in quanto il Tribunale che aveva disposto la cancellazione non aveva preliminarmente accertato se l’intervallo di tempo decorso integrasse o meno il fattore tempo sufficiente per costituire il presupposto del diritto all’oblio.

In questa prospettiva il Tribunale avrebbe dovuto provvedere a un giudizio di bilanciamento tra i diritti in gioco e verificare, rispetto alla notizia giornalistica, edita sul quotidiano online e di nuovo resa visibile sul web a una consultazione dei motori di ricerca all’epoca di introduzione del giudizio, la ricorrenza del diritto all’oblio oppure di perduranti e prevalenti diritti di cronaca giudiziaria o di documentazione e archiviazione.

 

Luca Condoleo