I reati ambientali e la responsabilità ex D.Lgs. 231/2001

Di recente, la Cassazione (Corte di Cassazione – III Sez. Penale – sentenza 30 maggio 2022 n. 21034) ha chiarito in quali occasioni l’Ente può essere chiamato a rispondere di reati ambientali, in particolare con riferimento alla problematica dell’inquinamento delle acque da reflui industriali. Nello specifico, la Cassazione ha individuato al ricorrere di quali ipotesi il reato ambientale è riconducibile all’interesse o al vantaggio dell’ente, ed è quindi idoneo a integrare uno degli elementi necessari per configurare la responsabilità amministrativa da reato in capo all’ente stesso.

Il caso

Nel caso di specie, una società aveva proposto ricorso, contestando la condanna subita, ritenendo la sentenza non adeguatamente motivata in punto di prova della sussistenza concreta dell’interesse dell’ente (seppur solo potenziale e valutabile anche in termini di risparmio di costi). La ricorrente sosteneva, inoltre, che non fosse stata dimostrata la provenienza certa dei reflui dall’ente poiché, nei giorni antecedenti agli episodi in riferimento, si erano verificati eventi meteorici rilevanti, tali da poter aver contribuito alla causazione del danno.

Con la sentenza in commento, la Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che:

  • in primis, l’incidenza delle acque meteoriche nella causazione del danno è da considerarsi come irrilevante, in quanto, ai fini della tutela delle acque dall’inquinamento, con il termine “scarico” si fa riferimento a “qualsiasi versamento di rifiuti, liquidi o solidi, che provenga dall’insediamento produttivo nella sua totalità e cioè nella inscindibile composizione dei suoi elementi, a nulla rilevando che parte di esso sia composta da liquidi non direttamente derivanti dal ciclo produttivo, come quelli dei servizi igienici o delle acque meteoriche, immessi in un unico corpo recettore
  • anche quando non implica direttamente o indirettamente un risparmio di spesa, l’interesse dell’ente è comunque rinvenibile nella mera inadeguatezza delle scelte organizzative e gestionali dell’ente: l’adozione di un sistema di raccolta di reflui coerente con la policy imprenditoriale adottata, ma non conforme rispetto alla disciplina vigente, essendo improntata all’ottenimento di un risparmio non in termini propriamente di spesa bensì in termini organizzativi, integra il presupposto dell’interesse dell’ente, facendo sorgere in capo all’ente stesso, laddove siano rinvenibili anche gli ulteriori presupposti richiesti, una responsabilità ex D.Lgs. 231/2001.