Decreto Crescita: la mini-IRES 2019

Il Decreto Crescita, inizialmente approvato il 4 aprile 2019 con la formula “salvo intese”, ha ricevuto il via libera definitivo dal Consiglio dei Ministri lo scorso 23 aprile.

Tra le molteplici novità economiche, fiscali e di sviluppo previste, la versione definitiva del decreto (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in data 30/04/2019 ed entrato in vigore a partire dall’ 1/05/2019) abroga definitivamente l’originaria versione della mini-IRES al 15% prevista dalla legge di Bilancio 2019, introducendo una nuova misura finalizzata a tassare, con l’applicazione dell’aliquota IRES ridotta ,gli utili d’impresa non distribuiti.

In particolare, l’articolo 2 del Decreto Crescita prevede che, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2021, il reddito d’impresa dichiarato dalle società e dagli enti di cui all’articolo 73, comma 1 del TUIR, fino a concorrenza dell’importo corrispondente agli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili e nel limite dell’incremento del patrimonio netto, è assoggettato ad una aliquota pari al 20,5 % (ovvero all’aliquota di cui all’articolo 77 del TUIR ridotta di 3,5 punti percentuali).

Per i periodi d’imposta precedenti, dunque sino al 31/12/2021, è previsto un regime transitorio secondo il quale l’aliquota IRES ridotta applicabile sarà pari:

  • al 22,5% per l’anno 2019;
  • al 21,5% per l’anno 2020;
  • al 21% per l’anno 2021.

Ai fini dell’agevolazione, rilevano gli utili realizzati dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2018 e accantonati a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili. Inoltre, nel caso in cui il reddito fiscale sia inferiore all’utile netto di esercizio, la parte degli utili accantonati a riserva agevolabili che eccede l’ammontare del reddito complessivo netto è computata in aumento degli utili accantonati a riserva agevolabili dell’esercizio successivo.

Al comma 2 dell’articolo 2 del Decreto Crescita si specifica che si considerano riserve di utili non disponibili le riserve formate con utili diversi da quelli realmente conseguiti ai sensi dell’articolo 2433 del codice civile in quanto derivanti da processi di valutazione.

Per espressa previsione normativa, l’agevolazione prevista dall’articolo 2 è cumulabile con altri benefici eventualmente concessi, ad eccezione di quelli che prevedono regimi forfettari di determinazione del reddito e di quelli di cui all’articolo 6 del DPR 601/73.

Infine, si precisa che quanto previsto sarà applicabile anche ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e pertanto al reddito d’impresa dichiarato dagli imprenditori individuali e dalle società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria. Sono invece esclusi da tale agevolazione gli intermediari finanziari.