Green Deal e nuovi obblighi di rendicontazione non finanziaria

A dicembre 2019 la Commissione Europea ha annunciato il Green Deal Europeo, ovvero il nuovo piano d’azione per trasformare l’Unione Europea in una “società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali”.

Per il raggiungimento di tali ambiziosi obiettivi, le istituzioni europee considerano essenziale la collaborazione di tutti i principali stakeholder dell’Unione, tra cui gli Stati Membri, che con legislazioni e politiche locali dovranno supportare l’ingente fabbisogno di investimenti necessario, ed anche i privati, che nelle previsioni della Commissione sono chiamati a partecipare attivamente al processo che porterà alla transizione energetica entro il 2050.

Da questo punto di vista essenziale risulterà l’estensione degli obblighi di rendicontazione degli aspetti non finanziari o ESG (Environmental, Social, Governance), che dovranno essere sempre più integrati nelle strategie e nelle reportistiche aziendali facendo sì che il sistema finanziario e gli investitori siano più informati circa la sostenibilità dei loro investimenti.

Attualmente la rendicontazione non finanziaria in Italia è regolata dal D.Lgs. 254/2016, adottato in attuazione della Direttiva 2014/95/UE, che ha introdotto nel nostro ordinamento l’obbligo di redigere per ogni esercizio finanziario una dichiarazione di carattere non finanziario volta ad “assicurare la comprensione dell’attività di impresa, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto dalla stessa prodotta”, avente ad oggetto “temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani ed alla lotta contro la corruzione attiva e passiva”.

La normativa europea del 2014 era stata dettata in considerazione del riconoscimento, già avvertito all’epoca, che “la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario è fondamentale per gestire la transizione verso un’economia globale sostenibile, coniugando redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente”.

Il D.Lgs 254/2016 obbliga alla redazione del c.d. bilancio di sostenibilità gli “enti di interesse pubblico” indicati all’art. 16 co. 1, D.Lgs. 39/2010, ossia società italiane emittenti valori mobiliari ammessi alla negoziazione su mercati regolamentati italiani e dell’UE, banche, imprese di assicurazione e riassicurazione, qualora abbiano avuto, in media, durante l’esercizio finanziario di riferimento più di 500 dipendenti e, alla data di chiusura del bilancio, abbiano superato il limite dimensionale di 20 milioni come totale dello stato patrimoniale o € 40 milioni come totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni.

Al di fuori di tali limiti, allo stato attuale non vige nell’ordinamento italiano alcun obbligo di rendicontazione di aspetti ESG. Tuttavia, dal 2016 ad oggi, molte imprese, non soggette all’obbligo di legge, hanno aderito spontaneamente alla previsione normativa: al 31 dicembre 2020, secondo la Consob, le imprese italiane che hanno pubblicato un bilancio di sostenibilità avente i requisiti richiesti dal D.Lgs. 254/2016 sono state 205 [1], e numerose altre hanno reso pubbliche informazioni sugli impatti ambientali e sociali dell’attività svolta con strumenti di comunicazione diversi.

In tale contesto si colloca la proposta di modifica legislativa presentata dalla Commissione Europea il 21 aprile, unitamente ai primi atti delegati sulla Tassonomia Europea. Attraverso la Corporate Sustainability Reporting Directive [2] (CSRD o in italiano Direttiva Reporting Societario di Sostenibilità) si intendono introdurre requisiti di trasparenza più stringenti sulla sostenibilità delle imprese e standard di reporting europei uniformi, che garantiscano la comparabilità delle informazioni per consumatori, finanziatori e investitori.

Il raggiungimento di tali obiettivi è assicurato attraverso l’adozione delle seguenti misure:

  1. estensione dell’obbligo di rendicontazione non finanziaria a tutte le società di grandi dimensioni e a tutte le società con titoli quotati nei mercati regolamentati dell’UE, ad esclusione solamente delle microimprese.

Per rientrare nel perimetro delle imprese soggette all’obbligo di rendicontazione sarà sufficiente che l’impresa superi almeno due dei tre seguenti criteri: a) € 40 milioni di attivo patrimoniale; b) € 20 milioni di fatturato netto; c) 250 dipendenti, in media nel corso dell’esercizio di riferimento. Saranno inoltre soggette agli obblighi di rendicontazione di cui alla proposta tutte le PMI quotate nei mercati regolamentati dell’UE.

  1. ampliamento delle informazioni ESG che devono obbligatoriamente essere ricomprese nell’informativa non finanziaria.

Secondo la nuova Direttiva CSRD le aree obbligatorie saranno: a) business model e strategia; b) target e obiettivi di sostenibilità; c) governance; d) politiche e procedure di sostenibilità; e) due diligence ESG; f) rischi ESG e modalità di gestione; g) impatti; h) intangible assets; i) Key Performance Indicators di sostenibilità.

  1. uniformità degli standard di rendicontazione per tutte le imprese europee.

Lo standard è attualmente oggetto di elaborazione da parte di EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) e dovrà integrarsi nell’ordinamento europeo, accordandosi con gli European Pillars on Social Rights e la Direttiva Sustainable Governance e Due Diligence, anch’essa in corso di definizione. Vi saranno standard generali e specifici, a seconda del settore e delle dimensioni delle imprese soggette all’obbligo.

  1. obbligatorietà della certificazione delle informazioni pubblicate da parte di soggetti accreditati.

Il termine per il recepimento della nuova Direttiva da parte degli Stati Membri è previsto per il 2024, con la prima pubblicazione dei report di sostenibilità compliant con i nuovi standard riferiti all’esercizio 2023. Questa scadenza slitterà al 2026 per le PMI per tenere conto delle loro dimensioni e dell’impatto del Covid-19.

Nel suo intervento alla conferenza della Commissione Europea in cui è stata presentata la proposta di Direttiva, la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha evidenziato come la proposta di un nuovo sistema di reporting sulla sostenibilità delle imprese rappresenti “un elemento chiave in un’integrazione dei mercati finanziari che sia al servizio della transizione ecologica, contribuendo allo stesso tempo a sviluppare il ruolo dell’Unione nella finanza internazionale”.

La nuova Direttiva,  favorendo la trasparenza informativa di consumatori, istituzioni e investitori, risulterà un volano per lo sviluppo del mercato europeo e per la sua competitività sulla scena globale; ma altrettanto importante, ad avviso della scrivente, è che la nuova Direttiva è candidata ad essere la chiave di volta per lo sviluppo del nuovo modello economico a cui il mercato europeo aspira, incentivando l’integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali, rendendola oggetto di una disclosure obbligatoria e, quindi, in definitiva, riconoscendole un ruolo di primo piano nella creazione di quella “società giusta e prospera” che l’Unione Europea è nata per promuovere.

 

Martina Viola Ferrario

 

[1] Soggetti che hanno pubblicato la Dnf (consob.it)

[2] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52021PC0189&from=EN