Finanziamento soci con delibera assembleare recante la firma dei soci: Imposta di Registro proporzionale al 3%

I versamenti effettuati dai soci a favore della società, possono essere distinti:

  • in apporti effettuati dai soci a titolo di finanziamenti, che prevedono l’iscrizione di un debito da parte della società, e che sono considerati come una vera e propria operazione di “mutuo” che dà diritto alla restituzione;
  • in apporti effettuati in conto capitale, che concorrono alla formazione del patrimonio netto della società e non danno diritto alla restituzione.

La differenza tra finanziamenti soci e versamenti in conto capitale è sostanziale infatti, a seconda della modalità di finanziamento della società prescelta, derivano obblighi diversi ai fini dell’applicazione dell’Imposta di Registro.

Con riferimento ai finanziamenti che:

  • risultano da scrittura privata, vige l’obbligo di registrazione nel termine fisso di 20 giorni dalla data di stipula dell’atto e l’Imposta di Registro è dovuta in misura proporzionale, con aliquota pari al 3%.
  • vengono redatti per corrispondenza commerciale o derivano da accordi verbali, tra la società ed il socio, vi è la possibilità di non assoggettarli a registrazione. Qualora però il finanziamento in questione risulti richiamato in atti pubblici oggetti di registrazione trova applicazione il 1° comma dell’art. 22 del DPR 131/1986 “se in atto sono enunciate disposizioni contenute in atti scritti o contratti verbali non registrati posti in essere fra le stesse parti intervenute nell’atto che contiene l’enunciazione, l’imposta si applica anche alle disposizioni enunciate” con conseguente applicazione dell’Imposta di Registro in misura fissa pari ad Euro 200.

Con riferimento invece ai conferimenti in conto capitale:

  • secondo quanto previsto dall’art. 4 lett. a) n. 6) della Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. 131/1986, vige l’obbligo di assoggettarli ad imposta di registro in misura fissa.

La recente Sentenza della Suprema Corte – Cass. 24 gennaio 2019 n. 1951 verte sulla qualificazione del verbale dell’assemblea, sottoscritto dai soci, avente ad oggetto il finanziamento infruttifero concesso a favore della società come una vera e propria scrittura privata.

In particolare, l’oggetto del contendere riguardava la natura dei versamenti effettuati dai soci a favore della società alla luce della corretta applicazione dell’Imposta di Registro, ovvero se potessero derivare da un rapporto assimilabile al mutuo, così come affermato dall’Amministrazione Finanziaria (Imposta di Registro in misura proporzionale), oppure se potesse configurarsi come un apporto al patrimonio di rischio (Imposta di Registro in misura fissa).

Gli “ermellini” hanno stabilito che deve essere assoggettato a registrazione in termine fisso, con conseguente applicazione dell’imposta di registro con aliquota pari al 3%, il verbale dell’assemblea, debitamente firmato dai soci, che contiene la delibera che concede alla società una somma a titolo di finanziamento infruttifero.

In particolare, la Corte Suprema ha ribadito quanto affermato dal giudice di merito ritenendo applicabile l’Imposta di Registro con aliquota nella misura del 3% qualora nel verbale di assemblea siano apposte le firme dei soci “finanziatori” e sia espressa la locuzione “finanziamento infruttifero”.