Fermare i Green Claims, una sfida per aziende e avvocati
Nelle pagine di Affari Legali del quotidiano Italia Oggi il giornalista Antonio Ranalli raccoglie le opinioni di avvocati e professionisti del settore riguardo ai Green Claims.
Si definiscono Green Claims quella parte “sommersa” del mondo del marketing e dell’adverting dove, di fatto, si traggono in inganno i consumatori esaltando le qualità sostenibili di un prodotto anche quando quanto dichiarato non corrisponde al vero.
Francesco Inturri, partner co-coordinatore del Desk Innovazione Sostenibile, ha dichiarato che ben il 53% delle dichiarazioni commerciali su prodotti definiti sostenibili o green risultano vaghe e fuorvianti, mentre, circa il 40% sono infondate. Invece, nel 59% dei casi le imprese non forniscono informazioni a sostegno di pratiche sostenibili che affermano di applicare.
Questi i dati di alcuni studi condotti dalla Commissione Europea sui green claims dai quali è sorta la necessità di aggiornare e/o introdurre norme comuni per regolare il trattamento sanzionatorio delle pratiche commerciali scorrette nel mercato dell’UE. Nel marzo 2024 è entrata in vigore la Direttiva 2024/825/UE sui green claims - lex specialis rispetto alla Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori – che prevede sanzioni comprese tra € 5.000 ed € 10 milioni per chiunque faccia dichiarazioni generiche e non verificabili e che dovrà essere recepita entro settembre 2026. Tuttavia, alcune pratiche scorrette regolate dalla citata Direttiva risultano già tipizzate dal nostro Codice del Consumo, oltre che dal Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. A tal proposito, l’AGCM ha sanzionato Fileni Società Benefit per il carattere ingannevole dei vanti della propria filiera di approvvigionamento e l’origine italiana delle materie prime utilizzate per i mangimi degli animali.
Tra i casi meno recenti che coinvolgono Adidas e New Balance, accusate da Zero Waste France di pubblicità ingannevole per alcuni prodotti venduti come sostenibili senza, però, rendicontare l’impronta carbonica per la produzione degli stessi.
Nell’ultimo biennio l’Unione Europea ha definito regole sempre più stringenti per il greenwashing e per i green claims in perfetta armonia con le normative CSRD e CSDDD, volte ad una rendicontazione sempre più trasparente a tutela del consumatore.
- Leggi l'articolo (PDF, 1.51 MB)