Il diritto al disconoscimento dell’opera d’arte e i suoi limiti

Il diritto tutela l’autore, ma con alcuni importanti limiti. Ne è un esempio il caso in cui l’artista decida – per mutata concezione artistica, filosofica, ecc. – di ripudiare una delle sue opere; qualora l’opera in questione sia già circolata, la legge salvaguarda i diritti acquisiti dai terzi e, più in generale, la certezza dei rapporti giuridici.

L’avvocato Gilberto Cavagna, associate partner dello studio e specializzato nella valorizzazione e nella protezione dei diritti di proprietà intellettuale, ha analizzato il tema del disconoscimento dell’opera d’arte da parte dell’autore e i limiti del diritto dell’autore di ripudiare un’opera nell’articolo pubblicato sulla rivista giuridica Il diritto industriale (numero 5/2020).

Cavagna analizza e commenta la sentenza del Tribunale di Milano che si pronuncia – ai sensi della l. n. 633/1941 – sui limiti del diritto dell’autore di rinnegare una sua opera, nel momento in cui l’opera sia circolata con il consenso dell’artista stesso. L’avvocato di Andersen evidenzia le tutele della legge verso l’artefice ma anche verso coloro che ne acquisiscono i diritti (collezionisti, galleristi, ecc.).

Ovviamente l’artista può disporre della propria opera finché non ne cede i diritti – come meglio crede: mantenerla segreta, modificarla, distruggerla. Quando però le opere vengono messe in circolazione con il suo consenso, l’artista perde il diritto di disporne liberamente e perciò anche di chiedere che non gli siano più attribuite.

L’azione di disconoscimento non presuppone un preventivo formale riconoscimento del manufatto; infatti, l’artista è autore di un’opera perché l’ha realizzata. La tutela di legge sorge automaticamente dal momento in cui c’è un carattere creativo nel prodotto e nessuna formalità (nemmeno la firma) viene richiesta affinché il diritto d’autore si applichi.