Dichiarazione infedele e doppia sanzione tributaria e penale

Con la Sentenza n. 4439/2021 del 4 febbraio 2021 la Suprema Corte di Cassazione, sezione 3 penale, ha affermato che non si configura ne bis in idem in caso di accertata dichiarazione infedele e contestazione dell’analogo reato tributario.

La vicenda riguardava un procedimento penale per il reato di dichiarazione infedele dei redditi. Il contribuente ai fini tributari aveva aderito all’accertamento con adesione pagando l’imposta e le relative sanzioni e interessi. Nel corso del procedimento penale, per il quale era stato condannato alla pena detentiva di quattro mesi, egli invocava l’applicazione del ne bis in idem, avendo già scontato la sanzione amministrativa.

La Corte di Appello rigettava la richiesta e l’imputato ricorreva in Cassazione invocando il divieto di cumulo delle sanzioni e chiedendo la disapplicazione delle norme penali, in quanto contrarie al ne bis in idem dell’attuale sistema del doppio binario procedimentale e sanzionatorio. Tale principio sarebbe violato ogni qual volta il contribuente, già definitivamente sanzionato in via amministrativa, sia sottoposto per la medesima vicenda anche a procedimento penale.

La Cassazione ha respinto il ricorso e ha affermato la legittima applicazione di entrambe le sanzioni, in linea con la prevalente giurisprudenza italiana e sovranazionale. La previsione del sistema sanzionatorio italiano in materia di dichiarazione infedele, che prevede di sottoporre l’imputato al procedimento penale per il medesimo fatto per il quale egli è già stato sanzionato in via definitiva in sede amministrativa, non sarebbe in contrasto con la previsione del ne bis in idem come già affermato anche dalla Corte Costituzionale con le sentenze nn. 222/2019 e 43/2018.

I giudici hanno poi osservato che la pena complessivamente inflitta non risultava particolarmente gravosa, in quanto nel procedimento amministrativo era stata applicata la misura minima con riduzione per effetto dell’accertamento con adesione e nel procedimento penale era stata applicata la circostanza attenuante.

In conclusione, il sistema del “doppio binario” è giustificato dalla rilevanza degli interessi nazionali e dalla diversità dei fini perseguiti: il procedimento amministrativo è volto al recupero delle imposte non versate, il procedimento penale è teso alla prevenzione e repressione dei reati tributari. In altri termini la minaccia di una pena detentiva in aggiunta a una sanzione amministrativa pecuniaria dovrebbe rafforzare l’effetto deterrente verso tali condotte pregiudizievoli per gli interessi finanziari pubblici.

Cecilia Breviglieri