Responsabilità penale dei sindaci a titolo di concorso omissivo in caso di violazione del dovere giuridico di controllo

Con la sentenza n. 12186, depositata il 19.03.2019, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale, a fronte di rilevanti violazioni degli amministratori, l’inerzia prolungata del collegio sindacale è espressiva di compartecipazione dolosa nel delitto di bancarotta fraudolenta impropria degli amministratori.

Infatti, secondo la Corte, l’ampiezza dei doveri di controllo imposti ai sindaci dall’art. 2403 c.c. non può limitarsi al mero esame della documentazione contabile ma deve ritenersi esteso al contenuto della gestione, con funzione di tutela non soltanto dei soci ma di tutti i creditori sociali.

Pertanto, il controllo sindacale non si risolve in una mera verifica contabile limitata alla documentazione messa a disposizione dagli amministratori, bensì deve realizzarsi mediante una sorveglianza costante sull’andamento delle operazioni aziendali.

I sindaci sono titolari di una serie di compiti che prevedono atti di ispezione e controllo, richiesta di informazioni agli amministratori su ogni aspetto dell’attività sociale o su determinati affari, la possibilità di convocare l’assemblea societaria quando si ravvisano fatti di rilevante gravità, la possibilità di denunciare al Tribunale le gravi irregolarità commesse dagli amministratori.

Ne deriva pertanto che la responsabilità penale dei sindaci è ravvisabile a titolo di concorso omissivo ai sensi dell’art. 40 comma 2 c.p., ciò sotto il profilo della violazione del dovere giuridico di controllo che inerisce la loro funzione.

Tale responsabilità deve fondarsi su “puntuali elementi sintomatici”, ovvero è indispensabile accertare una volontaria partecipazione alle condotte distrattive degli amministratori. La Corte ha specificato, però, che può essere sufficiente individuare il “dolo eventuale”, ovvero la consapevole accettazione del rischio che l’omesso controllo potrebbe consentire la commissione di fatti illeciti da parte degli amministratori.

Ciò non implica la dimostrazione di un preventivo accordo, potendo l’inerzia essere ritenuta quale espressione di collusione.

Oltre all’aspetto soggettivo, va comunque preso in considerazione il nesso causale tra la condotta omissiva e la verificazione dell’evento, ovvero occorre accertare che il comportamento del sindaco abbia determinato o favorito consapevolmente la commissione dei fatti di bancarotta da parte dell’organo amministrativo.

La rilevanza dei compiti assegnati al collegio sindacale e dei profili di responsabilità che ne conseguono, evidenziati nella pronuncia della Cassazione trova conferma nel Nuovo Codice sulla Crisi d’Impresa, che contempla altresì un ampliamento dei compiti di sorveglianza affidati ai sindaci.