Crediti IVA in sofferenza e note di variazione: termini certi di emissione con il Decreto “Agosto”

Tempi di recupero più rapidi per i crediti IVA in sofferenza. Questo è quanto previsto dall’articolo 90 del Decreto “Agosto”, approvato “salvo intese tecniche” dal Consiglio dei Ministri lo scorso 7 agosto, che riscriverà l’art. 26 del DPR 633/72, con riferimento ai termini di emissione delle note di variazione IVA in diminuzione.

In particolare, con riguardo alle procedure concorsuali, la nota di variazione potrà essere emessa dal cedente/prestatore a partire dalla data in cui il cessionario/committente sarà assoggettato ad una procedura concorsuale, senza dover attendere l’esito della stessa, salvo poi effettuare una rettifica di segno opposto qualora il credito venga soddisfatto.

Inoltre, per i crediti di modesta entità, ovvero di importo non superiore ad euro 5.000,00 per le imprese di dimensioni rilevanti ed euro 2.500,00 per le altre imprese, l’IVA potrà essere recuperata dopo sei mesi dalla scadenza del pagamento, indipendentemente dall’avvio di procedure esecutive o concorsuali.

Con l’introduzione del nuovo comma 4 dell’art. 26, il legislatore conferma l’intento di dirimere le numerose controversie sul tema, ponendosi in contrasto con la prassi amministrativa, che assimila il momento di emissione della nota di variazione a quello in cui la procedura diviene definitivamente infruttuosa. Tale limite, in ipotesi di fallimento, coincide con la scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto finale, ovvero, in assenza di riparto, con la scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura. Nel concordato preventivo, invece, la definitiva infruttuosità è riconducibile non solo all’esecutività del decreto di omologa, bensì anche al momento in cui il debitore adempie agli obblighi previsti dal piano di concordato.

In base alle nuove disposizioni, invece, sorgerà il diritto alla detrazione dell’IVA, corrispondente alla variazione operata, a partire dalla data in cui il debitore si considererà assoggettato alla procedura concorsuale, ovvero dalla data della sentenza dichiarativa in caso di fallimento, dalla data del decreto di omologa nel caso di un accordo di cui all’art. 182 bis L.F., o ancora, dalla data del decreto di ammissione alla procedura in caso di concordato preventivo.

Infine, ai sensi del comma 5, secondo periodo, dell’art. 26, nella sola ipotesi di procedura concorsuale, il destinatario della nota di variazione in diminuzione non avrà l’obbligo di registrazione della stessa. Resterà fermo invece, nell’ipotesi di mancato pagamento, l’obbligo del cessionario/committente, non assoggettato a procedura concorsuale, di rendersi debitore dell’imposta recuperata dall’emittente, se e nella misura in cui abbia, a suo tempo, esercitato il diritto alla detrazione secondo le regole ordinarie.

Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 dell’art. 26 avranno efficacia retroattiva, trovando applicazione anche per le procedure in corso alla data di entrata in vigore della suddetta norma.

In sintesi, l’intervento legislativo ha uniformato la disciplina del recupero dell’IVA con quella dettata dall’art. 101, comma 5, del TUIR ai fini delle imposte sul reddito, che a livello operativo si traduce nella corrispondenza temporale tra le deduzioni delle perdite su crediti ai fini delle imposte sui redditi e il recupero dell’IVA non incassata riferibile ai crediti stessi.

 

Marta Pasqui