Conferimenti di minoranza e regime del realizzo controllato

Con la risposta all’interpello n. 309 del 4 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti in merito all’applicazione del regime del conferimento a realizzo controllato di cui all’art. 177, comma 2 bis, del TUIR, introdotto dal Decreto Crescita.

Il caso riguarda la Alfa S.p.A., non quotata, caratterizzata da un azionariato familiare, i cui suoi 24 soci detengono partecipazioni di minoranza, in percentuali differenti, non qualificate. È intenzione dei soci della società realizzare un progetto di riorganizzazione societaria consistente nella creazione di quattro holding familiari (riconducibili a quadro diversi rami della famiglia) poste a capo della società Alfa. S.p.A. La costituzione delle quattro holding familiari avverrebbe mediante il conferimento, da parte di ciascun socio, delle azioni di Alfa S.p.A. nella holding riferibile al proprio ramo familiare.

L’istante, uno dei soci di Alfa S.p.A., segnala che l’operazione di conferimento non determinerà alcuna alterazione dei diritti patrimoniali preesistenti in capo ai soci, inoltre la partecipazione oggetto di conferimento determinerà un incremento di patrimonio netto non superiore al valore fiscale delle partecipazioni riconosciuto in capo ai soci conferenti.

Fatte queste premesse, l’istante ritiene di poter beneficiare del regime del realizzo controllato di cui all’art. 177, comma 2 bis, TUIR tenuto conto del fatto che la holding di riferimento, e due delle altre quattro holding, riceveranno complessivamente partecipazioni superiori alle soglie di qualificazione, ossia, “ una percentuale di diritti di voto esercitabili nella assemblea ordinaria superiore al 2% o al 20 %, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5% o al 25%, secondo che si tratti di titoli negoziati in mercati regolamentati o di altre partecipazioni”, sebbene grazie all’apporto di più conferenti.

L’Agenzia delle entrate ha negato al contribuente l’accesso al regime fiscale del realizzo controllato in quanto “non integra il requisito di cui alla lettera b) dell’art 177 comma 2 bis”. Ciò in ragione del fatto che stando alla norma, le partecipazioni di minoranza devono essere conferite in società, esistenti o di nuova costituzione, interamente partecipate dal soggetto conferente. Il riferimento al termine “conferente” porta a ritenere che la volontà del legislatore sia quella di favorire la costituzione di holding esclusivamente unipersonali per la detenzione di partecipazioni qualificate.

Nel caso prospettato dall’istante, invece, le holding acquisirebbero la partecipazione qualificata in Alfa S.p.A. grazie all’apporto di più conferenti e pertanto le holding neocostituite sarebbero detenute da più soggetti soci conferenti.

Pertanto, il conferimento di cui all’operazione prospettata non può fruire del regime del realizzo controllato di cui al comma 2-bis dell’art. 177 del TUIR ed è soggetto a tassazione sulla base del criterio del “valore normale” di cui all’art. 9 del TUIR.

Sempre mediante la risposta ad interpello, l’Agenzia ha voluto inoltre ricordare che, nel caso in cui oggetto di conferimento sia una holding la verifica in capo al conferente del possesso o meno delle percentuali per accedere al regime del realizzo controllato dovrà essere fatta anche tendo conto delle partecipazioni in imprese commerciali indirettamente detenute, considerando l’effetto della demoltiplicazione prodotto dalla catena partecipativa.

Antonio Orazio Della Corte