Concordato preventivo: la legittimità del pagamento del debitor debitoris in esito ad un pignoramento presso terzi

Corte di Cassazione, sez. I Civile, con sentenza n. 3850/2021, depositata in data 15 febbraio 2021

Di recente la Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla legittimità del pagamento effettuato dal debitor debitoris dopo la pubblicazione della domanda di concordato presso il registro delle imprese, nei confronti del creditore pignorante in esecuzione di un’ordinanza di assegnazione (ex articolo 553 c.p.c.) emessa dal giudice dell’esecuzione prima del deposito della domanda di ricorso.

La Suprema Corte ha evidenziato, richiamando alcune delle sentenze[1] più rilevanti sul tema, che dalla data di dichiarazione di fallimento e dalla data di deposito del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo ex articolo 161, comma 5, L. Fall decorrono degli effetti solo parzialmente analoghi.

In ambito fallimentare trova applicazione la disposizione prevista dall’articolo 44, comma 1, L. Fall. secondo cui tutti gli atti compiuti dal fallito e i pagamenti da lui eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento sono inefficaci rispetto ai creditori. La ratio normativa di tale articolo è da cercarsi nello spossessamento sostanziale e processuale tracciato dagli articoli 42 e 43 della L. Fall.. In base a tali norme il fallito è privato dell’amministrazione e della disponibilità dei propri beni dalla data di dichiarazione di fallimento e ciò in attuazione del principio della “cristallizzazione alla data del fallimento dei rapporti facenti capo al fallito[2].

Al contrario, in ambito concordatario, il deposito della domanda di concordato determina in capo al debitore uno spossessamento c.d. “attenuato”. Quest’ultimo infatti conserva non solo la proprietà (come nel fallimento) ma anche “l’amministrazione e la disponibilità dei beni, salve le limitazioni connesse alla natura stessa della procedura, la quale impone che ogni atto sia comunque funzionale all’esecuzione del concordato[3].  Durante la procedura di concordato, pertanto, il debitore potrà esercitare la propria impresa sotto la vigilanza del commissario giudiziale, il che comporta – come sopra enunciato – uno spossessamento meno incisivo rispetto a quello che si verifica nella procedura fallimentare.

Lo stesso articolo 169 L. Fall., nel disciplinare gli effetti che seguono al deposito della domanda di concordato, richiama solo alcune delle norme relative allo spossessamento del debitore fallito e tra queste non figura l’articolo 44 L. Fall..

La mancanza di tale richiamo è dirimente per la soluzione del tema esaminato.

La Suprema Corte, evidenziando le differenti fattispecie di spossessamento che la legge fallimentare determina da un lato in capo al debitore fallito e dall’altro in capo al debitore concordatario, afferma che, diversamente da quanto accade in materia concordataria, “in caso di fallimento del debitore già assoggettato ad espropriazione presso terzi, il pagamento eseguito dal debitor debitoris al creditore che abbia ottenuto l’assegnazione del credito pignorato ex art. 553 c.p.c., è inefficace, ai sensi dell’art. 44 citato, qualora intervenuto successivamente alla dichiarazione di fallimento[4].

Alla luce della non omogeneità dei regimi di spossessamento del debitore fallito e concordatario e alla luce dell’espressa inapplicabilità dell’articolo 44 L.Fall. alla disciplina del concordato, i giudici di legittimità hanno quindi affermato il seguente principio di diritto: “è legittimo il pagamento effettuato dal debitor debitoris in esito ad un pignoramento presso terzi trascritto prima della pubblicazione della domanda di concordato preventivo, ove anche l’ordinanza di assegnazione di cui all’articolo 533 c.p.c. sia anch’essa antecedente a detta pubblicazione, quantunque il pagamento venga effettuato successivamente ad essa”.

[1] Cass. 26036/2005, Cas. 24476/2008, Cass. 11660/2016;

[2] Cass. 8 giugno 2020, n. 10867;

[3] T.A.R., Firenze, sez. II, 23/12/2010, n. 6862;

[4] Cass. 3850/2021.